un volo commosso

Tra le tante incisione avvolte nel mistero e che sono diventate leggenda ce ne è una che riguarda Charlie Parker. Mi riferisco alla registrazione, per la Dial Records, dello standard jazz “Lover Man“.

Alla fine del luglio 1946, venne fissata una seduta di incisione in studio che avrebbe rivisto all’opera Charlie Parker dopo un lungo periodo di inattività dovuto ai problemi di droga e psichiatrici del sassofonista. Si racconta che per essere sicuri che tutto filasse per il verso giusto, il discografico Ross Russell a capo della Dial Records volle che in cabina di regia fosse presente anche uno psichiatra. Parker, infatti, era in quel periodo soggetto a grossi sbalzi d’umore dovuti alle crisi d’astinenza e ai vari problemi di salute che lo affliggevano. Era spesso aggressivo, irascibile, quasi incapace di suonare, per poi di punto in bianco diventare cordiale, sereno e un ottimo musicista. Quella sera Bird (vi sono molte teorie sul perché il grande Charlie fosse soprannominato “Bird”. Alcuni lo attribuiscono alla sua passione per le ali di pollo fritte… a me piace pensare che fosse perché prima di ogni esibizione, diceva a chi stava accanto a lui: ” ora si comincia a volare “) stava male, sudava copiosamente, era confuso e non riusciva a coordinare i movimenti. Venne registrata a fatica Max is Making Wax, poi, dopo che il medico gli ebbe dato qualche pillola, Parker volle incidere un altro brano, Lover Man. Cominciò così una delle più celebri sedute di registrazione nella storia del Jazz:

«Ci fu una lunga introduzione pianistica, che sembrò interminabile, da parte di Jimmy Bunn, che scandiva il tempo in attesa del sassofono. Charlie aveva mancato l’entrata. Con alcune battute di ritardo, finalmente entrò. La sonorità di Charlie si era rinfrancata. Era stridente, piena di angoscia. In essa c’era qualcosa che spezzava il cuore. Le frasi erano strozzate dall’amarezza e dalla frustrazione. Le note che si susseguivano avevano una loro triste, solenne grandiosità. Quelle erano le dolorose note di un incubo, che venivano da un profondo livello sotterraneo. Ci fu un’ultima strana frase, sospesa, incompiuta e poi silenzio. Quelli nella cabina di controllo erano un poco imbarazzati, disturbati, e profondamente commossi»
(Ross Russell)

Alla seduta assistette anche il giornalista di Billboard Elliott Grennard, che qualche mese dopo pubblicò sull’esperienza un racconto intitolato Sparrow’s Last Jump, pubblicato con successo sulla rivista Harper’s Magazine nel maggio 1947.

Dopo aver inciso frettolosamente altri due brani, Gypsy e Bebop, la seduta ebbe fine. Uno stremato Parker venne riaccompagnato in albergo, ma poco dopo, dette in escandescenze, piombò completamente nudo e urlante nell’atrio dell’hotel, e quando risalì in stanza cercò di appiccare il fuoco al letto della sua camera, prima di essere portato via dalla polizia e successivamente internato nel reparto psichiatrico della casa di cura “Camarillo”, a un centinaio di chilometri da Los Angeles, dove restò ricoverato per sei mesi. La triste esperienza ispirerà a Bird la composizione del suo celebre brano Relaxin’ at Camarillo.

Una delle tante curiosità trattate nel mio volume “Viaggio tra le note: i segreti della teoria e dell’armonia musicale” edito dal marchio “www.ilibridiemil.it” del gruppo editoriale “www.odoya.it”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...