La voce nera dei poeti

C’è un nuovo talento sulla scena musicale. Unisce la vocalità e l’intensità di Jeff Buckley alla poesia e alla purezza di Nick Drake. Eppure non c’era posto per musica e poesia a Edmonton, la banlieue londinese in cui Benjamin Clementine, cantante anglo-ghanese, è nato e cresciuto. A diciannove anni Benjamin, innamorato di William Blake e Erik Satie, lascia Londra e vola a Parigi. Non ha altra casa che la strada, altra risorsa che la chitarra. Clochard, alloggi improvvisati, ostelli, e per palcoscenico angoli di metropolitana. Poi finalmente qualcuno lo scopre e lo riconosce come artista.

“Se solo Nina Simone fosse stato un uomo…”, ha mormorato Paul McCartney durante uno spettacolo televisivo inglese in cui erano ospiti entrambi.

“L’Italia è la patria della musica”, esplode Benjamin. “Puccini, genio puro!” Poi riflette rassegnato: “Così è la vita, crudele e generosa; quando incominci a pensare che non valga la pena di viverla ti porge la mano. È il destino di quelli avventurosi come me, di chi ama rischiare. Comincio ora a raccogliere i frutti del mio lavoro. Grazie a questo che chiamano successo, la mia cronica timidezza è diventata patologica. Il solo momento in cui riesco a superare il blocco è quando mi esibisco in pubblico”.

L’origine di tanta insicurezza?
Essere cresciuto da solo, con una mamma e un papà in guerra costante. Poi divorziati. Fratelli e sorelle troppo grandi per curarsi di lui, in casa una parvenza di cattolicesimo che si fermava all’apparenza. Un bambino negletto, poi un adolescente solitario affidato alle cure della nonna, il suo idolo, la sua roccia, il porto sicuro.

“Quando morì, avevo dodici anni, sprofondai nella depressione, diventai introverso, entrai in una sorta di tunnel da cui sono uscito solo a ventitré anni, dopo la fuga a Parigi.”

Un isolamento volontario che ha pregiudicato i rapporti con la famiglia, gli amici, le donne. La musica è stato il mezzo che ha portato in superficie quel mondo sommerso di cui non riusciva a rendere partecipe gli altri.

“Non m’interessa la hit parade, non indosso Versace per sembrare più figo. Sono come Nick Drake, il cantautore inglese che da vivo tenevano ai margini e oggi è un culto. Quando muoio voglio che la gente dica, se n’è andato Benjamin, le sue parole mi hanno toccato”.

Come non lasciarsi toccare da questo incredibile artista?

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