La ragazza del faro

Un’antica poesia bretone recita: “a coloro che sceglierà, non basterà visitare la Bretagna. Dovranno lasciarla sognando di viverci, con l’orecchio attaccato al buco di una conchiglia che mormora. E il suo richiamo sarà come quello di un chiostro dal muro aperto verso il largo: il mare, il vento, il cielo, la nuda terra e poi niente. Questa è una provincia dell’anima”.

Non posso che essere d’accordo. Così è successo a me quando l’ho visitata tanto da dedicarci la scrittura di una guida turistica e l’ambientazione del mio romanzo d’esordio “La ragazza del faro”: una storia intensa, delicata e introspettiva che analizza i sentimenti e le debolezze dell’animo umano.

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Penso spesso a quale potrebbe essere la colonna sonora perfetta per la lettura di questo mio cortoromanzo. Il nuovo album di Yann Tiersen, Eusa, mi sembra perfetto. Sono stato trasportato sulle coste bretoni, ho sentito l’umidità dell’oceano, gli odori delle resine dalle foreste interne. Ho rivisto i fari tagliare la visione dei miei orizzonti. Questo nuovo lavoro di Tiersen è un capolavoro. Un album poetico, emozionale. Composizioni per pianoforte, ognuna delle quali legata ad una località di Ouessant (Eusa, in bretone), isola situata al largo delle coste della Bretagna, dove il compositore vive. I brani, registrati agli Abbey Road Studios di Londra, sono tutti accompagnati da registrazioni sul campo effettuate nelle località di riferimento dei brani stessi.

“Ouessant è più di una semplice casa – è una parte di me. L’idea era di fare una mappa dell’isola e, per riflesso, una mappa di quello che sono io. Per cominciare ho scelto dieci luoghi dell’isola e ho fatto una serie di registrazioni ambientali per ciascuno di essi. Le composizioni di musica per pianoforte che ho scritto in seguito prendono il nome di questi luoghi, e la partitura di ogni pezzo è accompagnata dalle coordinate GPS e da una fotografia del sito scattata da Emilie Quinquis.”
Parola di Yann Tiersen.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.
Allora: “Kenavo!”, ossia arrivederci, in bretone naturalmente!

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