il superuomo di Strauss

Chi non conosce lo straordinario e imponente incipit musicale del film 2001: odissea nello spazio?
La musica utilizzata da Kubrick in questo cult di fantascienza (basato su un soggetto di Arthur Clarke), è di Strauss che volle affrescare musicalmente il testo Così parlò Zarathustra del celebre filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

In questo testo il profeta (altrimenti detto Zoroastro), fondatore dell’antico credo persiano, si confronta con l’uomo portando il suo insegnamento. Il tema alla base del suo credo è l’evoluzione, non solo intesa come progresso fisico e tecnologico, ma anche come progresso mentale e filosofico capace di portare l’uomo in direzione del SUPERUOMO. Solo distaccandosi dall’idea di un’evoluzione darwiniana l’uomo potrà prendere coscienza della sua posizione nel cosmo e governare la natura e le sue forze.

Ma Strauss, pur traendo ispirazione dal testo filosofico, la pensava in modo diverso e cercò di mettere in musica la sua visione.
Il SUPERUOMO di Strauss non riesce a domare le forze della natura che appaiono fin dal principio troppo grandi per lui. Emblematico e simbolico il susseguirsi delle note basse suonate dai contrabbassi a sottolineare il rumore cosmico assordante e inimitabile. Il cosmo, la natura e le sue leggi racchiudono il “tutto” in cui lo stesso uomo è ricompreso. Non è possibile pensare ad un distacco né ad una piena autonomia. Musicalmente questo “tutto” è sottolineato dal veloce passaggio dal modo maggiore a quello minore a voler ribadire come tutti gli opposti trovino sintesi nella Creazione: maschile e femminile, luce ed ombra. Davanti all’incapacità di comprendere pienamente la completezza del creato, all’uomo non rimane che lasciarsi sopraffare dalle passioni. Dal puro terrore, al conforto fornito dalla religione e dalla fede (non più vista come Nietzsche in chiave ironica e sarcastica) fino all’ultimo tentativo di voler a tutti i costi comprendere, facendo affidamento sulla razionalità e sulla scienza.

Il SUPERUOMO che uscirà da questo percorso di crescita spirituale è un soggetto ben diverso da quello ipotizzato da Nietzsche nel suo testo.

Mentre il SUPERUOMO di Nietzsche guarda i primi ominidi con disprezzo e vergogna, quello di Strauss prova verso questi suoi antenati comprensione, empatia e simpatia.

Quello che delinea Strauss musicalmente è un individuo che ha raggiunto un equilibro, una coscienza di sé ma è un equilibrio drammatico per certi aspetti perché non prevede superpoteri. Il SUPERUOMO di Nietzsche aveva la superbia di sentirsi padrone del cosmo e sganciato da esso. Quello di Strauss comprende che la potenza della natura è insuperabile e imperscrutabile ed è per questo che musicalmente la partitura acquisisce via via dolcezza, si smorzano i toni di sfida e di conflitto. Nulla potrà mai rivaleggiare con l’impeto, la forza e la profondità delle note iniziali del poema sinfonico; nulla potrà superare la voce della Creazione, quel rumore assordante del cosmo.

L’uomo non può dominare il creato né comprenderlo pienamente. Il SUPERUOMO è allora colui che davanti a questa presa di coscienza, davanti alle sue debolezze ed ai suoi limiti riesce a gioirne osservando e beandosi della maestosità che lo circonda. Ecco spiegato il traguardo rappresentato musicalmente dalla voce del violino solitario che nel finale si alza verso registri acutissimi per perdersi nel cosmo. Rappresenta la voce dell’uomo che, nella contemplazione dell’abisso, non può che volare via accettando il mistero dell’esistenza.

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