mistero incompiuto

Potranno esserci opere orchestrali più potenti, più grandi, forse, ma nessuna potrà uguagliare l’incanto e il mistero intimo dell’Incompiuta.

Schubert scrisse questa Sinfonia come ringraziamento per essere stato ammesso, in qualità di membro onorario, a far parte della Società Musicale di Graz. Fondamentale, per il suo ingresso, fu l’intervento dell’amico-compositore Anselm Hüttenbrenner (presidente della Società), al quale Schubert invierà la partitura delle Sinfonia. In realtà la Sinfonia venne consegnata inizialmente nelle mani del fratello di Anselm, Joseph Hüttenbrenner.

Schubert non ebbe mai il piacere di sentire eseguita questa sua composizione. Anselm Hüttenbrenner portò, infatti, il manoscritto a casa propria, dove rimase in compagnia dei tarli per quasi mezzo secolo. Lo spartito venne ritrovato solo nel 1865 (quasi quaranta anni dopo la morte del suo autore) dal direttore d’orchestra viennese Johann Herbeck il quale ne diresse la prima esecuzione il 17 dicembre dello stesso anno. Herbeck venne a conoscenza dell’esistenza della Sinfonia grazie a Joseph Hüttenbrenner che gli scrisse una lettera parlando di varie partiture in possesso del fratello Anselm tra le quali “…un gioiello musicale il cui valore eguaglia quello della grande Sinfonia in do maggiore (il canto del cigno strumentale di Schubert), e che sta alla pari con qualunque sinfonia di Beethoven.”
Herbeck lascerà passare ben cinque anni prima di recarsi presso l’abitazione di Anselm Hüttenbrenner per visionare gli spartiti. Dopo varie reticenze, il padrone di casa si convinse a consegnare il manoscritto (sembra addirittura gratuitamente) a Herbeck, in cambio di una serie di promesse e dell’impegno per la realizzazione di future composizioni.

Perché questa Sinfonia è detta Incompiuta?

Semplicemente perché di essa troviamo due soli movimenti completi e orchestrati dallo stesso Schubert (l’Allegro moderato e l’Andante con moto); troviamo poi un abbozzo di 128 battute del Terzo movimento (Scherzo) sotto forma di spartito per pianoforte.

Perché non venne terminata?

Una ragione potrebbe essere quella secondo la quale il compositore (che viveva al tempo in cui Beethoven portava avanti la sua rivoluzione sinfonica)  fosse alla ricerca di nuove e personali soluzioni per non sfigurare davanti al genio beethoveniano che lui stimava profondamente. A conferma di questa tesi ci sono vari pensieri scritti dallo stesso Schubert in lettere indirizzate ad amici. In una di queste scrive: “Talvolta penso nel mio intimo che potrei divenire qualcosa; ma che cosa si può ancora fare dopo Beethoven?”. Se prendiamo per buona questa tesi, è plausibile pensare che, non trovando soluzioni a suo parere adeguate, abbia deciso di abbandonare la Sinfonia.

Un altra tesi, che mi sento di condividere, ritiene che Schubert fosse pienamente soddisfatto dei due movimenti  tanto da considerarli perfetti e completi senza bisogno di ulteriori sviluppi. In una pagina del suo diario, intitolata “Il mio sogno”, Schubert scrisse proprio nel 1822, anno della composizione di questa Sinfonia: “Per molti anni cantai delle canzoni. Ma se volevo cantare l’amore non sapevo esprimere che il dolore e se volevo cantare il dolore esso diveniva amore. E così l’amore e il dolore si dividevano la mia anima”.

Da queste parole è facile comprendere come i due movimenti esprimano compiutamente i suoi due caratteri contrastanti, le sue personalità. Luce e ombra, dolore e amore si contrappongono senza riuscire a trovare una pacificazione finale, senza che nessuno dei due riesca pienamente a eliminare o sopraffare l’altro. La potenza e grandezza di questo compositore, a mio avviso, sta proprio nella capacità di manifestare il proprio lato inconscio e trasferirlo nella composizione.

Stile schubertiano

Nonostante la sua incompiutezza, questa composizione dimostra la capacità di Schubert di dare nuova forma e significato alla Sinfonia e, mentre in Beethoven ogni elemento concorre a costruire una possente architettura, qui ad essere esaltata è la melodia. Lo stile di Schubert è uno stile anti beethoveniano. Non c’è un percorso evolutivo studiato a tavolino come faceva Beethoven che caricava di progressiva tensione i suoi componimenti sinfonici dandoci chiara l’idea di dove volesse arrivare. In Schubert lo stile è più contemplativo, ricco di sospensioni, digressioni e continue parentesi. Schubert va ascoltato come un narratore che ha tante cose da dire e che per farlo ci porta su percorsi laterali, in mondi totalmente inesplorati.

La storia che ci racconta in questa Sinfonia comincia con un misterioso motivo accennato dai violoncelli e contrabbassi.
Non c’è armonizzazione. Solo una linea melodica che si espande e si ripiega su se stessa sparendo quasi subito per lasciare spazio ai temi melodici dei due movimenti che dovrebbero rappresentare il fulcro sul quale sviluppare la Sinfonia ma così non è. Questi movimenti non vengono mai sviluppati a differenza di quelli beethoveniani. Sono circolari, tornano su se stessi. Sembrano espandersi ma poi si ripiegano come se non sapessero in che direzione muoversi. In Beethoven i vari temi crescono e si sviluppano fino a creare una serie di climax, mentre Schubert preferisce ripeterli continuamente, impegnato in una meditazione in cui non vede vie di fuga e che vive con un senso di “lasciarsi cadere”.

Il modo di comporre di Schubert è rivoluzionario. Momenti contemplativi, sottolineati dalla bellezza delle melodie, vengono interrotti da colpi drammatici, tensioni e parentesi improvvise che si incaricano di sviluppare il componimento sinfonico. Interruzioni sottolineate dai tromboni presenti in modo rivoluzionario già nel primo movimento che risuonano come elementi estranei al contesto sinfonico ed alla composizione; elementi irrazionali che entrano dentro il brano per bloccarne lo sviluppo. Il trombone aveva una valenza simbolica nel classicismo. Veniva associato alla morte. Mozart lo usò nel Requiem proprio perché le sue sonorità erano in grado di richiamare un altro mondo ricco di mistero e suggestione. Nessuno li aveva, però, mai introdotti così presto in una composizione orchestrale.

Schubert il viandante

La realtà e la vita si manifestano al giovane Franz in maniera misteriosa, imprevedibile, spietata. Quando scrive l’Incompiuta Schubert è perennemente alle prese con difficoltà economiche, incapace di organizzarsi imprenditorialmente, culturalmente disarmato, socialmente ingenuo, gli amici lo hanno abbandonato e sono partiti in cerca di fortuna, la sua salute è precaria (il tarlo della sifilide lo mina silenziosamente), il futuro è un grosso punto di domanda. Perché tutto questo? Il significato della vita sembra inafferrabile. Conviene allora tentare altri percorsi, vie nuove, sconosciute. Ecco che allora qualcosa affiora da lontananze remote, un suono velato, lunare: la melodia di Schubert nasce dal cuore della notte, là nelle lande oscure di violoncelli e contrabbassi. A quel canto enigmatico, malinconico, elusivo, sorto nelle regioni gravi dell’orchestra, risponde una melodia inerme e tenerissima enunciata da oboe e clarinetto che lascia spazio poi al secondo tema che ricorda, invece, una danza paesana dai ritmi popolareschi: è simbolicamente l’infanzia di Schubert, il luogo da lui sempre cercato.

Schubert vivrà per tutta la sua breve vita nell’indigenza economica e quasi completamente ignorato dal grande pubblico. Senza considerare la profonda delusione per l’amore corrisposto ma inappagato verso Therese Grob. Ricco di talento ma di poche sostanze, il compositore sperò invano per tre anni di sistemarsi economicamente per poter condurre all’altare Therese, figlia di un ricco commerciante, ma il padre di lei, sebbene la figlia fosse perdutamente innamorata, rifiutò di darla in sposa a uno spiantato, così Therese andrà in moglie a un ricco mercante, ma rimase nel cuore di Schubert che di lei dirà: “Le voglio sempre bene e da allora nessuna donna può piacermi di più e come lei.” Schubert fortunatamente troverà il sostegno di alcuni amici sinceri, fraterni, che gli doneranno i pochi momenti di serenità e un ambiente familiare che non ebbe più a conoscere dopo l’infanzia, e che gli daranno sempre generoso sostegno economico. Poi, improvviso, il dramma: un’infezione venerea contratta nel 1823 lo porta velocemente verso la morte. La vita di Schubert è tutta qui, si consuma rapidamente. Un’esistenza tanto ricca sul piano spirituale quanto povera su tutto il resto.

Beethoven incarnava in musica i nuovi ideali della Rivoluzione Francese; dalla delusione del Congresso di Vienna, il genio di Bonn ne trasse una dignità e una solitudine eroica che sopportava l’infrangersi delle speranze mantenendo intatto il richiamo alla libertà, all’amore, e alla fratellanza universale. Schubert è l’antitesi di tutto questo. I grandi ideali sono tramontati, e l’uomo si ritrova straniero in un mondo che non lo comprende e che a sua volta egli non comprende. Per esprimere questa nuova situazione dell’anima, Schubert deve inventare un linguaggio nuovo, costellato di piccoli frammenti tematici che servono a scavare nei turbamenti profondi e pieni di solitudine dell’Io. Uno spaesamento innanzitutto di fronte alla società che lo circonda e poi sperimentando la differenza di sensibilità fra sé e gli altri, che finisce per scavare un confine sempre più netto. Per questo Schubert sceglie di confrontarsi spesso con la figura del Viandante, il pellegrino sempre in viaggio, più come condanna che come scelta, che vive nella lontananza, nella nostalgia, e nell’angoscia verso il nulla e la morte che può incombere da un momento all’altro.

Se Beethoven era un titano della musica, Schubert ne è il viandante solitario.
Dietro di sé, il viandante lascia solo tracce, frammenti, elementi di un mosaico da ricostruire, come l’esistenza nella sua caotica contraddittorietà: ecco allora lo stupore di fronte alla natura, l’ascolto attento del rumore dei suoi stessi passi, il mutare dei paesaggi, tutto raccolto e conservato nella ricerca di una felicità perduta, o forse mai realmente posseduta, e comunque non raggiungibile o non più raggiungibile, almeno in questa vita.
Il viandante cammina su strade innevate e ventose, un personaggio inquieto, fortemente byroniano, inevitabilmente affascinante. Affronta ogni emozione, perdita, dolore, solitudine e disperazione e le attraversa.
Ed è questa ricerca spasmodica di un mai raggiunto Eden, profusa di sensibilità e malinconia profonda, che il grande compositore riverserà nella sua musica, rendendola oltremodo emozionante, a tratti struggente.


Guida all’ascolto

Ecco alcuni riferimenti sonori caratterizzanti la Sinfonia, che possono aiutarvi a focalizzare meglio alcuni concetti sopra esposti.
I riferimenti di ascolto sono riferiti al video sotto postato.

Inizio della sequenza melodica (violoncelli e contrabbassi) – minuto 0:39

Primo tema
 – minuto 1:03

Secondo tema – minuto 1:59

esempio di drammatica interruzione – minuto 2:39

esempio delle sonorità rivoluzionarie di Schubert capace di musiche di altri mondi – minuto 7:58

susseguirsi di sospensioni contemplative e brusche interruzioni drammatiche – minuto 8:46

folata incredibile dei violini – minuto 9:28

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...