Un romantico miagolio

NO FRETS, NO LIMITS,

questo potrebbe essere il motto per iniziare un post sul basso fretless. Pochi lo conoscono. Chi lo vede suonare ne rimane affascinato. Se si ascolta si ha voglia di sentirlo di nuovo.

Ma cos’è? Diciamo prima di tutto che stiamo parlando di un basso senza tasti, con una tastiera, quindi, molto simile a strumenti come il contrabbasso o il violino.

Quando chiesero a Leo Fender perché non avesse pensato di proporre un suo modello di basso elettrico fretless, lui candidamente rispose: “Ho creato la chitarra basso con i tasti per rendere precise le note suonate dai contrabbassisti, perché tornare indietro con uno strumento approssimativo… non dimenticatevi poi che lo strumento fu da me chiamato Precision, proprio per questa sua caratteristica di precisione delle note che loro (i bassisti) potevano da allora tirarne fuori…”

Una presa di posizione dura e, a mio avviso, poco lungimirante.

Tralasciando giudizi di merito su questa dichiarazione, domandiamoci… se non è stato Leo Fender, chi ha inventato storicamente questa tipologia di basso elettrico?

La risposta più accreditata è che l’invenzione si debba a qualcuno che rese fretless un basso ordinario fretted, quindi con la tastiera provvista di tasti (in inglese chiamati frets).  Questo qualcuno è Jaco Pastorius che asportò, agli inizi degli anni 70, i tasti dal suo Jazz Bass Fender, comperato usato a 400 dollari, e riempì il solco lasciato con mastice per legno, rivestendo successivamente il manico con dieci strati di una resina epossidica marina chiamata “Petitt’s Poly-Poxy”.

Leggenda? Non lo so… ci sono dati oggettivi che, in realtà, confermerebbero l’esistenza di modelli fretless prodotti da alcune ditte in anni precedenti. Stando ad alcune dichiarazioni rilasciate nel corso di interviste ci sarebbe anche chi (Bill Wyman), prima di Pastorius, utilizzò questo strumento in registrazioni ufficiali.

A prescindere da quale sia la vera storia dello strumento, il suono che è capace di produrre è stato talmente apprezzato da essere utilizzato in molti ambiti dal jazz-fusion al rock.

Jack Bruce, se ne innamorò perdutamente tanto da utilizzarlo durante la reunion dei Cream alla Royal Albert Hall. Nel video viene eseguita l’intramontabile “Sunshine of Your Love”.

In ambito pop è famosa l’introduzione che Pino Palladino realizzò per il brano “Wherever I lay my hat” di Paul Young.

In questo video possiamo sentire bene la traccia isolata del basso per apprezzare al meglio il “miagolio”, il suono “mwah” tipico di questa tipologia di basso.

“Il basso canta, devi solo sapere esattamente dove toccare le corde, e quanta pressione applicare con le dita. Devi imparare a sentirlo. E poi, semplicemente, il bassa canta”, diceva Pastorius. Ed aveva ragione. Basta ascoltare la sua parte di basso, il romantico miagolio, in “A Remark You Made” famoso brano inciso con i Weather Report.

C’è un aneddoto che si racconta in merito a come Jaco entrò a far parte di questo mitico gruppo. Ecco il dialogo tra il giovane Pastorius ed il leader del gruppo Zawinul:

Pastorius: “Seguo la tua musica dai tempi di Cannonball Adderley e mi piace molto”.
Zawinul: “Cosa vuoi?”
Pastorius: “Mi chiamo Jaco Pastorius e sono il più grande bassista del mondo”.
Zawinul: “Togliti dai piedi, moccioso” .
Qualche settimana dopo, Zawinul chiamò Jaco per entrare nella band.

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