Via dalla bruttezza

“Voglio portare via la gente dalla bruttezza e dalla tristezza che ci circonda attraverso la bella e profonda musica”, così si è espresso, in un’intervista, Charles Edward Haden, uno dei più espressivi contrabbassisti statunitensi. La Recording Academy ha citato Haden come “un musicista jazz tutto americano meglio conosciuto per la sua firma sulle linee del basso lirico e per la sua capacità di liberare il contrabbassista da un ruolo di accompagnamento.” Ha ricevuto vari premi. Il primo, per la migliore esecuzione strumentale jazz per il suo album del 1997 con Pat Metheny “Beyond the Missouri Sky”. Un album stupendo. Consiglio l’ascolto del brano: “Our spanish love song”.

Gli altri due premi riguardano due album di latin jazz “Nocturne” del 2001 e “Land of the Sun” del 2004, con il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba.

Haden, cresciuto in una famiglia di musicisti, debuttò professionalmente come cantante e continuò a cantare finché non contrasse, a 14 anni, una forma lieve di poliomielite. La poliomielite gli danneggiò i muscoli della gola e le corde vocali e il risultato fu che diventò incapace di controllare l’intonazione. E così si avvicinò al jazz e al contrabbasso. Diventò famoso suonando con Ornette Coleman alla fine degli anni Cinquanta, raggiungendo l’apice con l’album The Shape of Jazz to Come. Album molto controverso al tempo, lo stesso Haden sottolineò che il concetto di armolodia (teoria musicale sviluppata da Coleman – dalla quale prenderà avvio il movimento del free jazz), era così difficile per lui che all’inizio si rassegnò a ripetere le linee di Coleman al basso. L’armolodia cercava di liberare il brano musicale da qualsiasi centro tonale, permettendo progressioni armoniche indipendenti da qualsiasi struttura ma questo la rendeva una musica complessa sia per i musicisti e sia per gli ascoltatori.

Nel 1987, a Roma, Haden ritrova il batterista Billy Higgins, con cui aveva costituito la ritmica del quartetto di Coleman e, insieme alla tromba di Chet Baker e al piano di un giovane Enrico Pieranunzi, registra “Silence”, pubblicato poi nel 1989 e definito una “Fra le migliori cose in degli ultimi decenni”.

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