Che succede?

Frankie, il fratello minore di Marvin Gaye, viveva nell’ingiustizia e nell’orrore. Cercava di descrivere quella sporca guerra in Vietnam, nella quale si era ritrovato coinvolto, mettendo nero su bianco le sue emozioni. Spediva quelle lettere al famoso fratello maggiore, a Detroit.
Marvin le leggeva e forse provava un senso d’inferiorità per quel coraggioso fratello minore che stava dall’altra parte del mondo, mentre lui cos’era? Forse una star viziata. Un ingranaggio dell’industria discografica.
Sospirava «honey» e «baby» nelle canzonette che i produttori della Motown gli cucivano addosso. E intanto migliaia di giovani morivano in Vietanam… Ma non c’era solo la guerra esterna. Tanti ragazzi di colore combattevano quotidianamente le ingiustizie nelle strade d’America, nei mille Vietnam casalinghi che avevano sfiorato anche sfiorato Hitsville, la sede della Motown Records, la mitica etichetta discografica nata a Detroit e proprio per questo chiamata “Motor town” visto che Detroit era una città di motori per il gran numero di fabbriche e officine d’ auto.

La guerra, gli scontri per le strade, la frustrazione dei reduci. Le politiche sociali che affamavano i bambini.
Marvin Gaye capiva che non poteva nascondersi più dietro canzoni d’amore smielate: doveva tradire la fama di maschio sexy di casa Motown e gettarsi nella mischia.
La vita gli stava chiedendo di fare un passo avanti.

Così nasce “what’s going on”: unalbum spirituale, un capolavoro.

La domanda «che succede?» era la sintesi estrema dello smarrimento di Gaye di fronte ai destini della nazione. La canzone che da il nome all’album contiene una rabbia incanalata in un grido di velluto, in un richiamo compassionevole. Non era la riproduzione compiaciuta dell’urlo furibondo del ghetto. Era uno sguardo pieno d’amore gettato su un’umanità in crisi: le madri che assorbono il dolore della comunità, i figli che muoiono in Vietnam, i padri tentati di rispondere con violenza alla violenza. «Non punirmi con la brutalità. Parlami, piuttosto, e capirai che cosa sta succedendo»: parole semplici e illuminanti. La comprensione e la compassione come forma di lotta. La musica diceva la stessa cosa, un groove jazzato che nulla aveva dei canoni della protesta. La musica, lei sola, celava la risposta a quella domanda, a quel «what’s going on?». Era amore per la comunità, per il prossimo, che si faceva suono.

What’s Going On

Mother, mother
There’s too many of you crying
Brother, brother, brother
There’s far too many of you dying
You know we’ve got to find a way
To bring some lovin’ here today – Ya

Father, father
We don’t need to escalate
You see, war is not the answer
For only love can conquer hate
You know we’ve got to find a way
To bring some lovin’ here today

Picket lines and picket signs
Don’t punish me with brutality
Talk to me, so you can see
Oh, what’s going on
What’s going on

Madre, madre
Troppe di voi stanno piangendo
Fratello, fratello, fratello,
Troppi di voi stanno morendo
Tu lo sai che dobbiamo trovare una strada
Per riportare un po’ di amore qui, oggi
Padre, padre,
non abbiamo bisogno di peggiorare la situazione
Puoi vederlo, la guerra non è la risposta
Perché solo l’amore può sconfiggere l’odio
Tu lo sai che dobbiamo trovare una strada
Per riportare un po’ di amore qui, oggi

Cortei di protesta, e i loro cartelli
Non trattarmi con brutalità
Parlami, cosi puoi vedere
Che succede?
 

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