La più eccellente

Nella Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92, la musica di Beethoven si fa cosmica. In essa il mistero della creazione, di ogni nota musicale, come dei corpi celesti, trova la perfetta sintesi.
Ogni slancio, ogni aspirazione, e ogni tempesta del cuore si tramuta in un delizioso senso di gioia che ci trascina attraverso gli oceani della vita.

Lo stesso Beethoven la definì “la più eccellente” tra le sue Sinfonie.

Iniziò a comporla nel 1811 mentre si trovava nella città termale di Teplitz, in Boemia, dove si era recato nella speranza di migliorare il suo udito, fa trasparire, nonostante ciò, una gioia apparentemente in contrasto con la dolorosa situazione che egli stava vivendo. L’opera, terminata nel 1812, ebbe la sua prima esecuzione l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’Università di Vienna in occasione di un concerto di beneficienza tenuto in onore dei soldati austriaci e bavaresi che erano stati feriti nella battaglia di Hanau, durante le guerre napoleoniche. Lo stesso Beethoven diresse l’orchestra formata da alcuni tra i migliori musicisti del periodo, come Ludwig Spohr. L’esecuzione ebbe un notevole successo anche se ci furono momenti di forte imbarazzo. Sentite cosa racconta lo stesso Spohr nella sua autobiografia. Un aneddoto che ci racconta le prove di quelle esecuzioni:

“Le nuove composizioni di Beethoven piacquero enormemente, in particolare la Sinfonia in la maggiore; il meraviglioso secondo movimento dovette essere ripetuto e anche su di me fece un’impressione profonda e duratura. L’esecuzione fu un assoluto capolavoro, malgrado la direzione di Beethoven fosse incerta e spesso comica. Si vedeva chiaramente che il grande maestro, ora un povero sordo, non riusciva a sentire la sua stessa musica. La cosa fu particolarmente notata in un passaggio della seconda parte del primo Allegro della sinfonia. In quel punto si trovano due pause in rapida successione, la seconda delle quali è in pianissimo. Beethoven se n’era probabilmente dimenticato, perché tornò a segnare il tempo prima che l’orchestra avesse eseguito la seconda pausa. In questo modo, senza saperlo, si trovò già dieci o dodici battute avanti all’orchestra quando essa eseguì il pianissimo. Beethoven, per indicare quell’effetto a modo suo, si era completamente rannicchiato sotto il leggio. Sul crescendo che seguiva fece di nuovo la sua comparsa e prese a rialzarsi sempre di più, finché non saltò in alto come una molla nel momento in cui, secondo i suoi calcoli, sarebbe dovuto iniziare il forte. Poiché questo non arrivò, si guardò intorno spaventato, vide tutto stupito che l’orchestra stava ancora eseguendo il pianissimo, e si riprese soltanto quando, finalmente, il forte tanto atteso ebbe inizio e poté udirlo anche lui. Fu una vera fortuna che questa scena non avesse luogo durante l’esecuzione pubblica, perché di certo avrebbe fatto ridere il pubblico”.

Un racconto che ci avvicina ancor di più a Beethoven, ce lo fa amare nella sua sofferenza, nella sua disperazione. Lo sentiamo vicino come uomo prima che come compositore. Riusciamo a percepire le pene che deve aver sofferto. E tutta questa sofferenza, tutta la speranza che, a dispetto di tutto, risuona in questa Sinfonia, lo rende ancor più caro.

Ascoltiamo lo struggente secondo movimento…

Una musica molto amata nel mondo del cinema. Due esempi?
Eccoli…

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