Confutatis maledictis

L’incarico di comporre una messa funebre era certamente un fatto ordinario per un compositore del 700’. Se però il compositore si chiama Mozart, se il committente (disposto peraltro a pagare senza discussioni una cifra non da poco) rimane segreto, servendosi di un messaggero, se poco dopo la commessa sopravviene una malattia, se la malattia si rivela mortale, se pertanto questa diventa l’ultima opera del compositore e se addirittura egli non riesce a terminarla prima di una morte le cui cause la medicina non è in grado di chiarire, allora una commissione del genere si carica di significati sinistri che possono scatenare, e di fatto hanno scatenato una proliferazione di leggende che tuttora colorano con la loro luce, o la loro ombra, il Requiem (Messa in Re minore K 626).

“What killed Mozart?”

Cosa ha ucciso Mozart?

Così si intitolava una rassegna sulle varie ipotesi delle cause di morte di Wolfgang Amadeus Mozart, il celebre musicista austriaco, nato a Salisburgo il 27 Gennaio 1756 e morto a Vienna il 5 dicembre 1791, apparsa anni fa sulla prestigiosa rivista americana Archives of Internal Medicine.
In questo articolo vengono passate in rassegna le varie ipotesi fatte nel corso del tempo per spiegare la morte del musicista, all’alba del trentaseiesimo compleanno. Se ne conoscono ben 150 differenti, da quella dell’avvelenamento a opera di colleghi invidiosi (primo fra tutti Salieri, versione peraltro apparsa nel celebre film AMADEUS, del regista americano Milos Forman), a malattie più o meno comuni a quell’epoca, come la malattia reumatica, senza tralasciare ipotesi suggestive come malattie derivate da non precisati batteri presenti nella carne cruda o poco cotta di animali infetti, generalmente suino. Mozart racconta in una sua lettera scritta quarantaquattro giorni prima del decesso le meraviglie di gustose cotolette di maiale. Secondo i fautori di tale ipotesi sarebbe, quindi, lo stesso Mozart ad averci rivelato, non volendo, la causa della sua morte.

Che sia stato avvelenato o che di mezzo ci sia una cotoletta avariata, rimane il capolavoro composto proprio negli ultimi giorni di vita: il REQUIEM.
Un’opera che compose soltanto in parte e che venne completata da altri sulla base di suoi appunti e annotazioni. Eppure quelle poche battute lasciate di suo pugno sono state sufficienti per ammantare di magia l’intera composizione.
L’Opera contiene comunque, seppur diluito nell’acqua dei discepoli, un tasso di genio del maestro abbastanza forte da emozionare ancora a distanza di secoli. Ed è questo, alla fine, il vero mistero della composizione: la musica stessa. Il giovane e malato Mozart, ormai a pochi passi dalla fine, ci regala accenti di profonda, inconfondibile e moderna intimità.
Così ne scrisse Stendhal, in “Vita di Mozart”:
«Gli annunciano uno sconosciuto che chiede di parlargli: lo fanno entrare. Mozart si trova di fronte un uomo di una certa età, assai ben vestito, di modi nobilissimi, perfino un po’ imponente: «Signore, sono stato incaricato di venire a rendervi visita da un uomo assai influente». «Chi è costui?», interruppe Mozart. «Non vuole svelare la sua identità.» «Bene! E che cosa desidera?» «[…]vi chiede di comporre un Requiem […] Impiegate tutto il vostro genio nella composizione: lavorate per un intenditore di musica». «Tanto meglio.» «Quanto tempo vi occorre?» «Quattro settimane.» «Ebbene, tornerò tra quattro settimane. Qual è l’onorario per il vostro lavoro?» «Cento ducati.» Lo sconosciuto li conta sul tavolo e scompare. Mozart resta assorto per qualche istante in una profonda riflessione; poi, bruscamente, chiede penna, inchiostro, carta e, malgrado le rimostranze di sua moglie, comincia a scrivere. Questa foga creativa durò parecchi giorni: componeva giorno e notte, e con un fervore che sembrava in continuo aumento; ma il suo corpo, già debole, non poté resistere a quell’entusiasmo: un mattino cadde privo di conoscenza, e fu costretto a sospendere il lavoro. Due o tre giorni dopo, mentre sua moglie cercava di distrarlo dai cupi pensieri che lo occupavano, lui le rispose bruscamente: «Questo è certo: sto componendo questo Requiem per me stesso; servirà per il mio funerale». Niente riuscì a distoglierlo da questa idea.»

Due dei momenti che più mi emozionano: il Confutatis e il Lacrimosa.

Sotto riporto il testo latino, la traduzione ufficiale e quella da me poetizzata.

CONFUTATIS

Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis, Voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, Cor contritum quasi cinis, Gere curam mei finis.

CONFUTATIS

Confutati i maledetti e condannati alle fiamme ardenti, chiamami tra i benedetti. Ti prego, supplicando e prostrandomi, il cuore ridotto quasi in cenere, prenditi cura della mia fine.

Confusi resteranno i maledetti

– nelle cocenti fiamme avvolti e stretti: –

chiama me tra i gloriosi benedetti!

Ti supplico, disteso nella polvere,

– col mio cuore tristato e quasi cenere –

fa che nel fine non mi debba perdere!

LACRIMOSA

Lacrimosa dies illa, Qua resurget ex favilla, Judicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus: Pie Jesu, Domine, Dona eis requiem. Amen.

 LACRIMOSA

Giorno di pianto quello in cui risorgerà tra le faville il colpevole, per essere giudicato. Abbi pietà di costui, o Dio. Pio Gesù, Signore, dona loro l’eterno riposo. Così sia.

O giorno lagrimoso di spavento – quando risorgerà dal bruciamento – il reo per sostener giudicamento!

Anche a quel che tristo giace – Tu perdona, o Dio verace; – e dona a tutti la tua pace.

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