60 secondi

 

Storia di un minuto”.

Uno dei dischi più belli della musica italiana e non solo…
Un concept album da assaporare tutto d’un fiato, come richiedono le grandi opere, quelle immortali.
Questo lavoro della Premiata Forneria Marconi, conosciuta come PFM, racconta di un uomo che, in un solo minuto, vede la sua vita.

In 60 secondi questa gli appare come se scorresse lungo due sentieri. Da un lato la vita reale di tutti i giorni, grigia per molti aspetti; dall’altro la vita sognata, che ciascuno di noi vorrebbe avere.

Impressioni di Settembre è la canzone che apre questo viaggio interiore ed è anche il pezzo più famoso e anche il più poetico. Struggente nel testo e nell’atmosfera che riesce a trasmettere.
È Mogol, con il polistrumentista Mauro Pagani, a scriverne il testo.
Musicalmente famosa per il ritornello, un assolo di Moog, uno strumento che in Italia, agli inizi degli anni 70, non aveva ancora nessuno e che il batterista Franz Di Cioccio convinse l’importatore Monzino a prestare alla PFM a titolo promozionale.
Ma perché viene scelto il mese di Settembre?
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni, sull’ età, sulla nostra vita e su quello che abbiamo realizzato, progettato e sognato. Dopo l’estate, settembre porta il dono della perplessità, della riflessione…
Tutti abbiamo vissuto questo mese proprio come ce lo presenta la PFM. Quante volte ci siamo seduti, quante volte abbiamo pensato… ricominciando ogni anno il gioco delle identità, delle possibilità…
Sognando di cambiare vita, sognando una nuova identità, un nuovo lavoro…
“No, cosa sono adesso non lo so, sono un uomo in cerca di se stesso, sono solo il suono del mio passo”: la drammatica confessione contenuta in queste parole è in un certo senso la confessione che pervade tutti noi.
Ancor più amara la constatazione finale: “E intanto il sole tra la nebbia spunta già, un giorno come sempre sarà”.
Anche Pavese descrisse magistralmente questi stati d’animo:
“Non c’è cosa più amara
che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà,
non c’è cosa più amara
dell’inutilità…”

Arrivano le prime luci dell’alba, è il momento di alzarci, di destarci dalla nostra riflessione. Cosa ci rimane di fare, cosa possiamo fare?

Dobbiamo vivere la vita presente nella speranza che presto giunga un cambiamento.
L’importante è comunque continuare a sognare perché senza sogni il tempo rallenterebbe rendendoci insopportabile il reale, il quotidiano.
Lo stesso Pavese diceva: “La lentezza dell’ora è spietata per chi non aspetta più nulla”.
Per questo gli antichi greci pregavano così: “O padre Zeus, mandaci il miracolo di un cambiamento”.

Ecco il testo
Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco un sole ma non c’è
dorme ancora la campagna.. forse no,
è sveglia mi guarda… non so.
Già l’odore della terra, odor di grano,
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano.
Respiro la nebbia… penso a te.
Quanto verde tutto intorno e ancor più in là
sembra quasi un mare l’erba
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda.
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me
faccio un passo, lui mi vede…è già fuggito
respiro la nebbia… penso a te
no… dove sono…adesso non lo so
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso
no…cosa sono…adesso non lo so
sono solo il suono del mio passo
ma intanto tra la nebbia filtra già.
Un giorno come sempre sarà.

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