L’uomo delle stelle

Ziggy Stardust, uno dei tanti alter ego di David Bowie.

Il protagonista del disco che lo portò al grande successo, rappresentava un nuovo se stesso (un avatar, diremmo oggi) che era tutto un programma: un giovane alieno venuto sulla terra per instradare l’umanità verso il sentiero della pace e dell’amore a colpi di rock n’ roll (è il frontman della band extraterrestre “The Spiders from Mars”). Diventa così l’ultima rock star di un mondo sull’orlo dell’apocalisse.

Un personaggio che è la metafora del viaggio: quello dello Starman che, sceso dallo spazio con funzione salvifica, è destinato a restare incompreso. Ma soprattutto è un viaggio dentro sé stessi, al fine di scandagliare la propria memoria e il proprio “Io”.

“Fu un processo mentale straordinario e drammatico al tempo stesso” ha raccontato Bowie. “Mi ero lentamente trasformato in Ziggy, l’uomo David viveva in balia del personaggio da palco. Per liberarmene, l’ho ucciso in concerto annunciando in pubblico la sua definitiva scomparsa”.

La saga di Ziggy inizia con una profezia apocalittica. La Terra è sull’orlo del collasso, restano cinque anni prima della catastrofe: “We had five years left to cry in”.

Ziggy è l’uomo delle stelle, invocato nella ballata spaziale di “Starman”. Si presenta come un salvatore ma poi, divenuto star, si autodistrugge. Corrotto dal suo stesso ego, come una specie di Dorian Gray, si suicida.

 

STARMAN
(Bowie)
Didn’t know what time it was and the lights were low
I leaned back on my radio
Some cat was layin’ down some rock ‘n’ roll ‘lotta soul,
he said
Then the loud sound did seem to fade
Came back like a slow voice on a wave of phase
That weren’t no D.J. that was hazy cosmic jiveCHORUS
There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our minds
There’s a starman waiting in the sky
He’s told us not to blow it
Cause he knows it’s all worthwhile
He told me:
Let the children lose it
Let the children use it
Let all the children boogieI had to phone someone so I picked on you
Hey, that’s far out so you heard him too!
Switch on the TV
we may pick him up on channel two
Look out your window I can see his lightIf we can sparkle he may land tonight
Don’t tell your poppa or he’ll get us locked up in frightCHORUS (x2)

La, la, la, la, la, la, la, la

L’UOMO DELLE STELLE
(Bowie)
Non sapevo che ora fosse e le luci erano basse
Mi appoggiai alla mia radio
Qualche tizio stava mandando su qualche rock’n’roll
con tanta anima, lui disse
Poi il suono forte sembrò come sfumare
E tornò indietro come una voce lenta su un’onda di fase
Non era un DJ, era una confusa danza cosmicaRITORNELLO
C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo
Vorrebbe venire e incontrarci
Ma pensa che potrebbe impressionarci
C’è un uomo delle stelle che attende in cielo
Ci ha detto di non cacciarlo
Perché lui sa che ne vale la pena
Mi disse:
lascia che i bambini lo perdano
lascia che i bambini lo usino
lascia che tutti i bambini ballinoDovevo chiamare qualcuno così ho scelto te
Hey, è tanto forte che l’hai sentito anche tu
Accendi la TV
potremmo magari prenderlo sul secondo canale
Guarda fuori dalla finestra, riesco a vedere la sua luceSe facciamo segnali potrebbe atterrare stanotte
Non dirlo al tuo papà o ci farà rinchiudere impauritoRITORNELLO (x2)La, la, la, la, la, la, la, la

Una canzone struggente, dove il Duca Bianco, uno dei tanti nomi con cui è conosciuto David Bowie, riesce a emozionare dando il meglio sotto ogni punto di vista.

Perché era chiamato Duca Bianco? Non c’è solo Ziggy. Bowie ha incarnato altri “avatar”, altri personaggi.

Il personaggio del Duca Bianco ( Thin White Duke) è menzionato per la prima volta nel testo del brano “Station to Station” (inclusa nell’omonimo album del 1976).
Questo soprannome fa riferimento al suo stato sconvolto dalle droghe (lui stesso ha dichiarato che in quel periodo “viveva di cocaina, peperoncini e latte”) e la voglia di disintossicarsi tanto da decidere di “rifugiarsi” a Berlino dove produsse la nota trilogia berlinese. Un personaggio che interpretò vestendosi da vero Duca, in maniera molto “aristocratica” e naturalmente in bianco…

Questo poliedrico artista inglese (oltre ad essere musicista, è anche pittore e buon attore) è noto anche per una curiosità che riguarda il suo aspetto fisico, e in particolare i suoi occhi.
La leggenda vuole che siano di due colori diversi, uno blu e l’altro nero, a causa di un incidente con le droghe. Quando Bowie era un teenager, avrebbe assunto una sostanza allucinogena che gli causò la dilatazione perenne della pupilla sinistra.
La notizia è stata presa per buona da molti, incoraggiati dal fatto che il cantante non è mai intervenuto approfonditamente sulla questione del suo strano sguardo.

Si tratta di una leggenda: nel 1962 in seguito a un pugno violento di un amico (alcuni dicono che costui l’abbia colpito addirittura con la punta di un compasso), l’occhio dovette ricorrere alle cure mediche, e dopo l’intervento dei medici la pupilla sinistra rimase permanentemente dilatata. Apparentemente il colore degli occhi di Bowie sembra diverso: uno azzurro e uno verde/marrone. Ciò non è dovuta a sostanze chimiche che possono avergli provocato questo aspetto, ma proprio ai problemi che l’occhio ha da più di quarant’anni. È l’ambiente atmosferico, a seconda delle condizioni di luce, a influenzare la percezione del colore dell’occhio sinistro del cantante.

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