La grande fuga

La Grande fuga! Op. 133 in Si bemolle maggiore. È una composizione per quartetto d’archi (cioè per un gruppo formato da due violini, una viola (simile al violino ma leggermente più grande) e un violoncello (il più grande di tutti tanto da dover essere poggiato a terra e tenuto fermo tra le gambe). Tutti questi strumenti musicali si chiamano archi perché la vibrazione delle loro corde è sollecitata proprio da un arco su cui viene teso un fascio di crini di cavallo. Lo sfregamento dell’arco sulla corda mette la stessa in vibrazione). Si esaurisce in un solo movimento famoso per l’estrema perizia tecnica richiesta nella sua esecuzione e per la sua natura introspettiva ed enigmatica.

Igor Stravinskij della Große Fuge disse: «Il perfetto miracolo di tutta la musica. Senza essere datata, né storicamente connotata entro i confini stilistici dell’epoca in cui fu composta, anche soltanto nel ritmo, è una composizione più sapiente e più raffinata di qualsiasi musica ideata durante il mio secolo. Musica contemporanea che rimarrà contemporanea per sempre.»

Il genio che l’ha ideata e composta crea un pezzo ultra-sperimentale dove va addirittura oltre la dimensione musicale, provocando la nascita di un universo parallelo. Ma naturalmente parliamo di un gigante della musica: Beethoven.

Seguire una fuga è già, in generale, abbastanza complicato (dipende sostanzialmente da quante voci è composta e da quanto sono intricate). La fuga è una tecnica compositiva che consiste nel creare una composizione contrappuntistica (in cui cioè le voci in gioco si imitano l’un l’altra) partendo da un tema chiamato “soggetto” e facendo derivare da esso tutti o almeno la maggior parte degli elementi messi poi in gioco. L’idea della “fuga”, del corrersi dietro deriva dal fatto che questo “soggetto” viene fatto sentire di continuo dalle varie voci mai contemporaneamente bensì in successione. In modo più semplice potremmo dire che la fuga non è altro che una mescolanza e ripetizione di diverse linee melodiche che mi muovono in modo indipendente, combinandosi secondo regole che chiaramente appaiono sconosciute ai non addetti ai lavori. Come se più cantanti cantassero ciascuno una propria melodia e se queste diverse canzoni si mescolassero al punto da risultare armoniose nella loro diversità andando a creare, attraverso il loro intreccio, una nuova canzone.

Ma a noi semplici ascoltatori sapere perché e come si combinano queste linee melodiche non interessa più di tanto. Soffermiamoci a quello che ci trasmette. Per me questa Fuga è come una meditazione, una preghiera: autentica “igiene mentale” che ripulisce dalle scorie della vita quotidiana e rigenera. Ho la sensazione che Beethoven ci abbia condotto per mano “oltre”, a una quota dove gira la testa e sei inebriato dalla mancanza di ossigeno. Questa musica assume un carattere spirituale, metafisico. Non ci credete? Provate a farvi una corsa nel parco con questa musica, o semplicemente a chiudere gli occhi, una giornata pesante, piena di preoccupazioni. Mettetevi le cuffiette alle orecchie e lasciate che la musica vi penetri nell’anima. Vi sorprenderete.

 

 
Eccovi una poetica interpretazione.

Per vedere visivamente le linee melodiche della fuga che si intrecciano, guardate questo divertente video in chiave rock.

 

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