Il ciel s’abbella

GUGLIELMO TELL

L’Opera Guglielmo Tell, composta da Rossini, è stata la sigla di apertura delle trasmissioni televisive della RAI.

Ma non solo… la parte finale e la parte iniziale dell’ouverture dell’Opera è stata utilizzata nella colonna sonora del film “Arancia meccanica”.

Come nasce l’ispirazione per questa Opera?

Per cominciare Rossini sceglie una storia epica, ma, nel contempo, estremamente semplice: il dramma “Guglielmo Tell” di Friedrich Schiller, l’ultimo scritto dall’autore tedesco, una storia fatta di personaggi semplici, arroccati sui monti e i pascoli attorno al passo del San Gottardo i quali difendono, durante il Medioevo, i loro diritti dall’oppressore asburgico.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo. Andiamo a quel 18 novembre 1307 e immedesimiamoci per un attimo in Guglielmo Tell. Una goccia di sudore scende sul suo volto visibilmente teso. Con estrema lentezza Guglielmo Tell estrae due frecce dalla faretra e, mentre guarda suo figlio negli occhi, ripensa a quanto accaduto quella mattina.

Era sceso dalle sue montagne per mostrare al bambino la vivacità di un giorno di mercato nella cittadina di Altdorf, grande snodo commerciale nel Cantone di Uri in Svizzera, dove tra i banchi si trovano dolci profumati, stoffe, frutta e animali strani. Nel paese però c’è da poco un nuovo governatore degli Asburgo, Gessler, che ha ordinato di erigere una colonna nella piazza centrale del paese. Sopra la colonna vi ha fatto sistemare il suo cappello, e ogni passante è obbligato a inchinarsi davanti al copricapo. Guglielmo non conosce questa strana imposizione. E passa davanti alla colonna senza neanche notarla. In un lampo i soldati del governatore gli sbarrano il passo e lo costringono a seguirli da Gessler.

Il governatore aspettava da giorni l’occasione per dimostrare cosa succede a chi si ribella, e condanna immediatamente l’uomo e il bambino a morte. Tuttavia, mentre pronuncia questa sentenza, Gessler rammenta che Tell è uno straordinario arciere: la sua abilità è leggendaria, lo conoscono in tutto il Cantone. Sceglie allora di infliggergli un’altra punizione: se riuscirà a colpire una mela a una distanza di cento passi li lascerà andare. L’arciere sorride, non è certo il colpo più difficile che abbia mai scoccato. Quando vede dove i soldati sistemano il frutto, però, tutta la sua sicurezza viene meno: rosso e lucente, il pomo è sulla testa di suo figlio.

Eccolo allora preparare due frecce, e sistemarne una sull’arco con mano ferma, senza tradire il suo tumulto interiore. Non può permettersi di avere paura. Tende il suo arco, prende la mira e senza incertezza alcuna scocca il dardo. Un istante dopo, le due metà della mela cadono alla destra e alla sinistra del bambino. Il governatore è livido dalla rabbia. Vedendo la seconda freccia ancora tra le mani di Tell, chiede perché ne avesse preparate due. “ Se avessi sbagliato, questa sarebbe stata per te”, risponde Guglielmo. La frase gli vale un secondo arresto, che però non viene mai realizzato. Grazie all’intervento degli abitanti di Altdorf l’arciere fugge. Non prima di aver piantato la seconda freccia nel cuore del governatore. L’impresa di Guglielmo Tell innesca la scintilla della rivolta nel popolo svizzero, portandolo a lottare per la propria indipendenza.

Alla fine i contadini e i pastori di quella terra che darà poi origine alla Confederazione elvetica l’avranno vinta.

Il contesto ambientale che pure è importantissimo in “Guglielmo Tell” è quello della natura: le montagne con il loro fascino e i loro pericoli, il cielo con i suoi infiniti mutamenti, il Lago dei Quattro Cantoni con la sua quiete e con le sue tempeste. Per rendere meglio il senso della natura e introdurre elementi caratteristici dell’ambientazione svizzera, Rossini utilizzò dei Ranz de vaches (richiami dei pastori).

La gioia per la libertà riconquistata viene coronata dal sole, che torna a risplendere sulle bellezze della natura. A poco a poco si dileguano le nubi e il cielo si rasserena.

“Tutto cangia, il ciel s’abbella. L’aria è pura, il dì raggiante. La natura è lieta anch’ella. E allo sguardo incerto, errante, tutto dolce e nuovo appar. Quel contento che in me sento, non può l’anima spiegar.”

Cala il sipario e con esso le nostre lacrime di emozione.

Seguite questa spiegazione del finale dell’Opera, fatta da Baricco. Davvero divertente e istruttiva.

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