Arie divine

Quante volte l’abbiamo ascoltata? Una delle sigle più conosciute e riconoscibili di un programma televisivo: quella che apriva la trasmissione QUARK di Piero Angela.

Sto parlando di un’opera di Johann Sebastian Bach: la Suite orchestrale n. 3 in Re maggiore BWV 1068.

Non vi dice niente? Sicuri?

E se dicessi “Aria sulla quarta corda?”

Sicuramente meglio…

Pochi di voi sanno che, però, tale titolo è impropriamente attribuito al Secondo movimento della “Suite” cui accennavo.

Cos’è un movimento?
Diciamo che le grandi opere orchestrali sono suddivise in tempi. Come quando andiamo al cinema e c’è l’intervallo tra primo e secondo tempo. Ecco, immaginate che questa Suite sia un film di 4 tempi. Al secondo tempo c’è la nostra Aria.

Tale movimento trascritto dal musicista tedesco semplicemente come “Aria” è divenuto celebre con il nome di “Aria sulla quarta corda” a seguito di una trasposizione del violinista tedesco August Wilhelmj, il quale portò la composizione da re maggiore a do maggiore (cambiò tonalità per intenderci) e la abbassò di un’ottava, in modo da poterla suonare tutta su un’unica corda, la quarta corda del violino (quella di Sol).
Parlo di corde di violino non a caso. Infatti il secondo movimento di questa Suite è l’unico eseguito da soli strumenti ad arco e il suo fascino consiste nell’andamento rilassante e soave, oltre che nella melodia inebriante. Inserita in famosi programmi televisivi e in vari film, è oggi, probabilmente, il brano musicale più conosciuto di Johann Sebastian Bach e uno dei più belli e famosi non solo della musica barocca ma di tutta la musica classica.

Ma chi era Bach?

“Per Bach la musica era religione, comporla il suo credo, suonarla una funzione religiosa.”
Con questa frase, Leonard Bernstein ha riassunto l’importanza della fede nelle composizioni di Bach.

Nell’anno di nascita di Bach 1685, la situazione religiosa in Germania era estremamente instabile: la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) era cominciata per i conflitti religiosi invalicabili tra cattolici e protestanti.

Bach aveva abbracciato profondamente il credo evangelico-luterano. Egli, come lo stesso Lutero, credeva nella relazione personale con Dio. La sua musica parlava a Dio. Ancora oggi, al primo ascolto, suona come una musica fortemente spirituale.

Per comprendere pienamente l’anima di Bach bisogna approfondire il pensiero di Lutero.

«Dio mi ha dato vestiti e scarpe, mangiare e bere, casa, moglie e figlio, campo, bestiame e tutti i beni… e tutto questo senza merito né dignità alcuna da parte mia, per pura, paterna, divina misericordia. Per tutto questo io devo ringraziarlo e lodarlo, servirgli e obbedirgli.»
(M. Lutero, Scritti religiosi)

Lutero, nel 1511, in seguito a un viaggio a Roma, si rese conto che la Chiesa romana era sprofondata nella corruzione e nel malcostume, mai così lontana dall’originario insegnamento cristiano. Particolarmente scandalosa gli apparve la vendita delle indulgenze, i cui proventi dovevano servire alla costruzione della basilica di San Pietro. Lutero si rese conto che l’indulgenza, l’annullamento dei peccati terreni, era ottenibile semplicemente pagando una somma di denaro, indipendentemente dalla vera contrizione interiore.

Nel 1517 affisse alla porta del suo convento le 95 tesi contro la Chiesa romana. Partendo dallo scandalo delle indulgenze le tesi finirono per mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e dei sacramenti cattolici (a esclusione del battesimo e della eucarestia, espressamente citate nella Bibbia).

Lutero fu dunque il promotore di un nuovo movimento religioso che intendeva rinnovare il rapporto dell’uomo nei confronti di Dio, criticando la dissoluzione, il degrado morale e l’eccessivo interessamento della Chiesa di Roma alle faccende temporali. Alla luce di questo discorso, la fede non una virtù propria dell’uomo, una decisione presa in completa autonomia rispetto alla volontà divina, non è, in sostanza, un atteggiamento che possa garantire una ricompensa ultramondana (“la fede non dà ricompense”, ricorderà).

Il significato autentico della fede è la fede come abbandono incondizionato alla volontà divina, fiducia assoluta in Dio, concetto che invalida qualsiasi atteggiamento umano volto orgogliosamente e presuntuosamente a vedere una certa collaborazione tra l’uomo e la volontà divina.

Non servono intermediari tra noi e Dio. Possiamo creare un dialogo, un legame diretto utilizzando il linguaggio che più crediamo opportuno. Bach lo ha fatto con la musica.

Ascoltate questa versione “moderna” stupenda di David Garrett, nome d’arte di David Bongartz, violinista e compositore tedesco-statunitense, particolarmente apprezzato come musicista da Zubin Mehta e Daniel Barenboim. Si è fatto conoscere dalla critica per il suo repertorio di musica rock adattato all’orchestra e, in particolare, al violino, che tende nelle sue cover a sostituire le chitarre di artisti quali Brian May, Angus Young, Slash, Kirk Hammett, Jimmy Page o Kurt Cobain, ma anche le voci, come quelle di Axl Rose o Michael Jackson.

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