Che tonalità è?

Una domanda che tutti abbiamo almeno una volta ascoltato. Sia chi ha direttamente imbracciato una chitarra all’interno di un gruppo musicale e sia chi da semplice ascoltatore si è trovato a seguire le prove di un gruppo rock o di un’orchestra.

La tonalità può essere definita, in senso lato, come il rapporto gerarchico esistente tra le note di una scala. Questo rapporto determina l’andamento armonico su cui scorre il brano musicale. Il nostro orecchio mette a fuoco velocemente la “Tonica”, prima nota della scala, che è il fulcro attorno al quale ruotano tutti gli altri suoni. Per questo viene detta “Fondamentale”. Quindi, un brano nella tonalità di Do avrà il Do come tonica, e sarà basato sulla scala di Do. L’indicazione della tonica deve essere affiancata dall’indicazione del Modo, che può essere maggiore o minore. Non è difficile rendersi conto del “Modo” in cui siamo. Se la musica suona vivace, spensierata, il modo sarà maggiore. Se percepiamo tristezza, malinconia o pesantezza, allora saremo sicuramente in un modo minore.

Diciamo quindi che anche un non addetto ai lavori potrà facilmente distinguere una tonalità maggiore da una minore. Più difficile sarà identificare la tonica, il nome della nota attorno al quale tutto ruota.

Se l’orecchio non ci viene in soccorso possiamo utilizzare la vista. Guardiamo la partitura.

Se ci si chiede: in che tonalità sei?

Spesso, siamo portati a rispondere identificando il primo accordo suonato.

Sbagliatissimo. Meglio, per l’individuazione della tonalità, è proporre l’accordo finale. La tonica sulla quale il brano termina.

Questo metodo nel 70% dei casi può aiutare. Ma può non essere esatto. Il metodo più sicuro (professionale) è quello di osservare le alterazioni in chiave.

Qui dobbiamo fare un breve approfondimento su cosa siano le alterazioni.

All’interno dell’ottava si susseguono non solo i sette suoni naturali (Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si) che tutti conosciamo ma anche altri cinque suoni creati modificando l’altezza dei sette suoni naturali.

Infatti, aumentando o diminuendo l’altezza di un suono naturale, si crea un altro suono, chiamato ‘suono alterato’.

Per rappresentare un suono alterato si utilizzano dei simboli convenzionali, che indicano se l’altezza del suono naturale va aumentata o diminuita di un semitono.

Un suono alterato, infatti, viene raffigurato dalla nota che rappresenta il suono naturale preceduta dal simbolo dell’alterazione.

L’alterazione che aumenta di un semitono il suono naturale si chiama DIESIS (#). Il termine deriva dal greco diesis che significa intervallo. L’alterazione che abbassa di un semitono il suono naturale si chiama BEMOLLE (b).

Il termine deriva dalla dicitura “b – molle”. L’aggettivo “molle” era associato a un suono più grave, ovvero a quel suono che, se eseguito da uno strumento a corde, prevede che la corda stessa sia meno tesa (più molle, appunto).

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Sulla tastiera del pianoforte identificare i suoni naturali da quelli alterati è facile. Tasti bianchi (suoni naturali) e tasti neri (suoni alterati).

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Ora che sappiamo qualcosa in più sulle alterazioni, vediamo quanti di questi segni sono presenti all’inizio della partitura. Individuiamo tre (#) diesis.

E ora, che ci facciamo?

Ci viene in soccorso il circolo delle quinte.

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Il circolo delle quinte è uno schema grafico che sfrutta relazioni matematiche, utile per trovare le alterazioni delle scale maggiori. Partendo dal Do in alto e proseguendo in senso orario, ogni nota rappresenta una scala, una quinta sopra la nota precedente. A ogni nuova scala (in senso orario) dovremo aggiungere un diesis in più nell’armatura di chiave (l’inizio della partitura per intenderci). Il numero di diesis da aggiungere dipende dalla distanza dal Do in alto, e si possono leggere a partire dal Fa.

Nel caso specifico partendo dal Do, ci spostiamo di tre gradini perché abbiamo visto che abbiamo 3 diesis. Facilmente comprendiamo di trovarci in una tonalità di La. Lo stesso gioco può essere fatto alla rovescia. Per sapere quanti e quali diesis ha un brano in tonalità di La procederemo, infatti, a ritrovo. Vediamo che La dista tre note dal Do, quindi, ci servono tre diesis. Questi diesis sono (partendo da Fa): Fa#, Do#, Sol#, Re#. In pratica da Fa aggiungiamo una quinta superiore. Da Fa contiamo un +5 Fa, Sol, La, Si, Do. Da do contiamo un +5 (Do, Re, MI, Fa, Sol) e così via. Per fare un altro esempio: se in chiave si leggono 5 diesis, basta contare 5 dall’alto per arrivare a Si: è la scala di Si maggiore.

In maniera simile si possono trovare le alterazioni con i bemolle. Ogni nota a partire da Fa rappresenta una nuova scala, e la posizione della nota indica quanti bemolle ha. I bemolle si trovano in senso antiorario a partire da Sib: Sib è a due note di distanza da Do, quindi ha due bemolle: Sib e Mib.

TRUCCHI E SEGRETI PER INDIVIDUARE LA TONALITÀ DI UN BRANO

Esiste un modo più veloce ed immediato del circolo delle quinte per identificare una chiave, che presuppone, però, necessariamente la visione della partitura. Se la chiave contiene #, un modo veloce per risalire alla tonalità del brano è quello di individuare il diesis più a destra. Tale diesis rappresenterà il 7 grado della scala che individua la tonalità in chiave.

Ad esempio, se in chiave abbiamo tre diesis su Fa, Do e Sol e se il diesis Sol è quello spostato più a destra, allora Sol # rappresenterà il 7 grado della scala che dobbiamo considerare per individuare la tonalità, cioè La Maggiore.

Infatti due diesis in chiave, Fa# e Do#, stanno ad indicare la tonalità di Re maggiore, in quanto Do# (il diesis collocato più a destra in chiave) rappresenta la sensibile della scala che determina la tonalità. Vedi esempio riportato sotto.

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Se invece in chiave abbiamo bemolli, un modo semplice per individuare la tonalità è sempre quello di vedere il bemolle all’estrema destra. Tale bemolle rappresenterà il 4 grado della scala che determina la tonalità in chiave. Es. se il bemolle più a destra è su La, Lab rappresenta il 4 grado della scala di Mib maggiore.

 

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