And now we rise

Quella di Nick Drake è una delle figure più importanti, misteriose e affascinanti della storia della musica contemporanea. La sua è una carriera avvolta nel mistero, stroncata prematuramente, ma capace di regalare capolavori fuori dal tempo, melodie folk, arrangiamenti sublimi pregni di un’intima sofferenza che ce lo fa amare ancora di più. Con la sua voce lievemente malinconica, assente, in ritardo sul tempo e quell’accordatura di chitarra al limite dell’intonazione, era capace di generare magie musicali. Sconosciuto alla maggior parte degli ascoltatori musicali moderni e, anche all’epoca in cui fioriva musicalmente, capace di giacere nell’oblio di qualche impolverato scaffale della Gran Bretagna, surclassato di gran lunga da ben più celebri personaggi. I motivi? Tanto per cominciare Nick Drake ha tenuto solo per un brevissimo periodo delle esibizioni live che, a detta di “testimoni”, erano allo stesso tempo sublimi e imbarazzanti. Drake, sul palcoscenico, era silenzioso, si guardava bene dall’intrecciare un minimo rapporto verbale col suo pubblico, limitandosi a una timida esibizione. Un concerto di Nick Drake, si può immaginare come quello di un ragazzo alle prime armi nell’ambiente musicale, che, imbarazzatissimo e agorafobico, si siede su uno sgabello e imbraccia la sua chitarra personalizzata con le accordature più impensabili, emettendo suoni paradisiaci e nostalgici. Ascoltando uno qualunque dei suoi pezzi musicali, sembra quasi che l’artista sia nella nostra stessa stanza, a pochi passi da noi, presenza viva e intangibile allo stesso tempo.

Sapete come è stato registrato il suo album capolavoro “Pink Moon”? La risposta è semplice: un ragazzo che per due notti entra in uno studio di registrazione, e, in queste due notti insonni, commette l’atto finale, girando lo sgabello verso il muro e voltando le spalle agli addetti di registrazione. Un ragazzo irriconoscibile, dalle unghie lunghe, dai vestiti macilenti, dagli occhi persi e dal cervello strappato via da ingenti dosi di Trypizol (medicinale che lo avrebbe ucciso di lì a poco). L’ultimo lavoro di Nick, come da sua espressa volontà, è composto solo da una chitarra acustica e dalla sua voce. Pochi mesi dopo il rilascio di “Pink Moon”, la madre si sveglierà alle tre di notte, e sentirà dei passi scendere le scale. Per curare ansia e insonnia era solito farsi una tazza di cereali. Dopo questo spuntino risalirà le scale, si sdraierà sul letto, e verrà trovato morto la mattina dopo. Overdose di Trypizol. L’ipotesi più accreditata è quella del suicidio, e non quella di uno sbaglio di dosaggio. Io credo che, come dirà la sorella, forse assunse quei farmaci non per uccidersi ma probabilmente dicendo a se stesso: “Al diavolo, se muoio pace, se non muoio domani sarà tutto diverso”.

Ascoltare la musica di Drake significa entrare nel mondo di un artista dalla sensibilità musicale accesa e intensa. Per molti essa ha significato la scoperta di un’atmosfera che affascina e commuove. La mirabile tecnica del suo arpeggio e le inusuali accordature della chitarra acustica sono rivoluzionarie e fanno di lui un “mostro sacro” per i chitarristi acustici. I testi dei suoi brani parlano dell’innocenza, della solitudine, della speranza di cambiamento e di amori che salvano. La morte di Drake lo tiene in un limbo di gioventù eterna, proprio come Peter Pan, la cui bellezza non è destinata a finire mai. Leggere i suoi testi è un viaggio tremendamente vicino all’immaginario dei poeti più temerari: il romanticismo di Keats, l’innocenza di Wadsworth e la nostalgia di Leopardi, ma anche le tenebre di Baudelaire, le visioni di Blake e l’apocalisse di Eliot. Era stato fatto per amare la magia ed è forse per questo che le sue canzoni ci porteranno sempre in un mondo senza tempo: una nuova Arcadia popolata di principesse e spose in volo verso le stelle, mentre sullo sfondo aleggia quell’enigmatica luna rosa che prima o poi verrà a prenderci tutti.

Pink Moon

Canzone che dà titolo, non a caso, all’ album, dalla cui copertina profondamente allegorica, traspare già il senso di mistero che permea tutto il disco. Pink Moon è una canzone profetica, probabilmente ispirata all’antico presagio asiatico della Luna Rosa, che porterebbe sciagura a chi la vede in cielo. La spolverata inconsistente del pianoforte (unica comparsa di un altro strumento nel disco), ricorda la vita, insignificantemente breve e dal tocco impercettibile. Cosa ci voleva dire Nick Drake con questo pezzo? Aveva previsto la sua morte?

Saw it written and I saw it say

Pink moon is on its way

And none of you stand so tall

Pink moon gonna get ye all

And it’s a pink moon

Yes, a pink moon

pink, pink, pink, pink, pink moon

Traduzione

L’ho visto scritto e l’ho sentito dire

La luna rosa è in arrivo

E nessuno di voi sarà abbastanza forte (sarà così bravo da arrivare così in alto)

La luna rosa vi prenderà tutti quanti

Ed è una luna rosa, sì, proprio una luna rosa

Rosa, rosa, rosa, rosa una luna rosa

Place To Be

Una canzone cruda e realista, il cui messaggio è dato senza troppi giri di parole: è lo stesso Drake infatti a dirci che ormai la sua felicità è deperita, e si è trovato in un mondo triste dove la verità va affrontata. Nick diventa scuro come l’oceano profondo.

When I was young, younger than before

I never saw the truth hanging from the door

And now I’m older see it face to face

And now I’m older gotta get up, clean the place

And I was green, greener than the hill

Where flowers grew and sun shone still

Now I’m darker than the deepest sea

Just hand me down, give me a place to be

And I was strong, strong in the sun

I thought I’d see when day was done

Now I’m weaker than the palest blue

Oh, so weak in this need for you

Traduzione

Quando ero giovane, più giovane che mai

Non ho mai visto la verità pendere dalla porta

E adesso che sono più vecchio la guardo dritta in faccia

E adesso che sono più vecchio devo fare pulizia (devo alzarmi a pulire il posto)

Ed ero verde (giovane), più verde della collina

Dove crescevano i fiori e il sole brillava ancora

Adesso sono più scuro del mare più profondo

 Mettimi giù, dammi un posto in cui stare

Ed ero forte, forte nel sole

Pensavo di poter vedere quando il giorno era finito

Ma ora sono più debole dell’azzurro più pallido

Oh, così debole in questo bisogno di te

Things Behind The Sun

Uno dei pezzi più riusciti di Drake: una sinfonia di immagini e suoni onirici, un passaggio di accordi intrigantemente riuscito. Qui Nick parla come un saggio che ci dà buoni consigli. Ci mette in guardia

Please beware of them that stare

They’ll only smile to see you while

Your time away!

“Per favore guardati da quelli che ti fissano e resta fedele alla verità!”.

Grande insegnamento.

Look around you find the ground

Is not so far from where you are

But not too wise

For down below they never grow

They’re always tired and charms are hired

From out of their eyes

Never surprise.

 

“Guardati intorno, troverai la terra, non è così lontana da dove ti trovi. Ma non è troppo saggio (raggiungerli) perché laggiù loro non crescono mai. Sono sempre annoiati e i loro incanti sono noleggiati(bellezze materiali, effimere). Dai loro occhi: mai una sorpresa”

 

Don’t be shy you learn to fly

And see the sun when day is done

If only you see Just what you are beneath a star

 

“Non essere timido. Impara a volare e vedi il sole quando il giorno è finito. Se solo potessi vedere quello che sei sotto una stella.”

Un’esortazione, un invito rivolto a se stesso ma anche all’ascoltatore, una sorta di testamento sulla strada da percorrere per essere felici e per sorvolare sull’invidia delle persone e sulle scelte sbagliate che queste vorrebbero imporci. Forse si riferisce ai critici musicali, che accolsero Drake come un artista senza infamia né lode, e che lo portarono a una depressione che ebbe una ripercussione pesante su di lui: il graduale deperimento fisico ed intellettuale, fino alla morte a 26 anni. Produttori che lo lanciarono sul mercato quando lui non era pronto, facendogli vivere cocenti delusioni come quelle nel corso di un fallimentare tour dove, durante le esibizioni, la gente continuava a parlare e a bere ignorandolo, mentre lui sussurrava le sue canzoni guardando per terra. Ma in generale “loro” sono quelli che preferiscono vivere in basso, zavorrati a terra, sono i non illuminati da cui tutti dovremmo guardarci.

From the morning

Un intenso inno di risurrezione:

Un giorno albeggiò e fu magnifico / un giorno albeggiò dalla terra / poi cadde la notte / e l’aria era magnifica/ la notte cadde tutt’intorno / […] E ora risorgiamo / e siamo ovunque / e ora risorgiamo dalla terra / Guardala volare / È ovunque / Guardala volare tutt’intorno.

Il sogno paradisiaco di Drake è tutto in questo brano. Uno spiraglio di toni speranzosi apre una breccia nella foresta scura dell’album “Pink Moon”, cancellando le ombre che invadono tutto il resto del disco. “From the morning”, oltre ad essere una bellissima canzone, dà un senso di riposo finale, di alba dopo un temporale. Finalmente cessa di aver paura della notte, che acquista un'”aria bellissima”. Si alza dal suo letto e vede davanti nuovi “percorsi colorati e senza fine”. Ancora una volta il candore, l’innocenza di Drake ci fa piangere. “E ora sorgiamo/ e siamo ovunque/ e ora sorgiamo dalla terra, guardala volare/ anche lei è ovunque/ guardala volare tutt’intorno… adesso osserva bene tutto questo/e le notti estive e senza fine.”

Un finale corale in cui tutti i temi cari a Drake vengono richiamati: il passato e il presente, il sole e la notte, Nick e lei, la terra e il volo. Il sogno di una vita senza turbamenti, in un mondo diverso, condito di poche e semplici cose, riscaldati dall’affetto di una persona cara.

“AND NOW WE RISE / AND WE ARE EVERYWHERE”

Sono proprio queste le parole che i genitori di Drake hanno voluto incidere sulla sua tomba.

River man

La malinconica River Man – uno dei vertici assoluti del pensiero drakiano – è impreziosita da squisiti arrangiamenti orchestrali curati da Harry Robinson, mentre Nick canta in modo eccelso, accompagnandosi con semplici riff acustici. Lo scenario evocato è nebbioso e impalpabile, come l’orchestra d’archi, del resto, suggerisce. Il cantato è perfetto per la situazione: vago, delicato, lontano. La chitarra si limita a un ruolo essenzialmente ritmico, ripetendo gli accordi e lasciando che siano i violini a creare l’atmosfera. Con un andamento che ha qualcosa di mellifluo, apparentemente semplice e molto malinconica, è una canzone piena di simbolismi e suggestioni romantiche: “l’uomo del fiume” sembra essere il depositario della conoscenza da cui Betty, la protagonista della storia in cui Drake si identifica, si reca per trovare risposte e rivelazioni sulla vita, che viene rappresentata dallo scorrere del fiume. In questa canzone c’è la confusione che viviamo quando dobbiamo compiere delle scelte, Betty immagina che troverà conforto in questo personaggio saggio, nel “River man”, ma poi si rende conto che le parole di saggezza, come la libertà, non sono “pensate per lei”. Nick come Betty è introverso al punto da ritenere di non meritare quelle parole di saggezza o che comunque non sarebbe stato in grado di usarle e applicarle nella propria vita. “Betty è una rappresentazione di Nick, depresso, lui si sente tradito da Dio, forse il River Man, vedendo quanto dolorosa sia la vita , crede che qualunque direzione prenda sarà comunque una scelta dolorosa”. Ma c’è un messaggio di speranza perché il sogno illumina anche i pensieri più cupi. Betty andrà a parlargli del suo progetto per il tempo dei lillà… il tempo che verrà, quello della pace interiore e del benessere psicofisico.

Betty came by on her way

Said she had a word to say

About things today

And fallen leaves.

Said she hadn’t heard the news

Hadn’t had the time to choose

A way to lose

But she believes.

Going to see the river man

Going to tell him all I can

About the plan For lilac time.

If he tells me all he knows A

bout the way his river flows

And all night shows In summertime.

Betty said she prayed today

For the sky to blow away

Or maybe stay She wasn’t sure.

For when she thought of summer rain

Calling for her mind again

She lost the pain A

nd stayed for more.

Going to see the river man

Going to tell him all I can

About the ban

On feeling free.

If he tells me all he knows

About the way his river flows I don’t suppose

It’s meant for me. Oh, how they come and go

Oh, how they come and go.

Traduzione

“Betty si fermò un momento

Disse che aveva qualcosa da dire,

Sulle cose di oggi E sulle foglie cadute

Disse di non aver saputo le novità

Non aveva avuto il tempo di scegliere

Un modo per essere sconfitta

Ma aveva ancora fiducia

Andrò dall’uomo del fiume

Andrò a dirgli tutto quello che posso

Del progetto Per il tempo dei lillà

Se lui mi dice tutto quello che sa

Sul modo in cui scorre il suo fiume

E su tutta la notte che si presenta

Nel tempo d’estate Betty ha detto di aver pregato oggi

Perché il cielo soffiasse via O forse rimanesse Non era sicura

Perché quando ha pensato alla pioggia d’estate

Richiamandola ancora alla sua mente

ha perso il dolore E ne ha aspettata di più

Andrò a trovare l’uomo del fiume

Andrò a dirgli tutto quello che posso

Sul divieto Di sentirsi liberi

Se lui mi dice tutto quello che sa

Sul modo in cui scorre il suo fiume io non credo Che sia destinato a me

Oh, come vanno e vengono… Oh, come vanno e vengono…”

Nick canta di pioggia estiva, di tempo dei lillà ma ha un autostima così scarsa da sentire di non meritare tutto quello che lui stesso, nella sua straordinaria sensibilità e poetica, ha evocato “ma non credo che faccia per me”

Nick Drake – River Man from fullrange on Vimeo.

 

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