Le scale modali: portiamo un raggio di sole

Nel leggere i manuali di teoria e armonia musicale, una delle sezioni ritenute molto importanti è quella riguardante le scale Modali. Peccato che spesso, vuoi perché vengono tralasciate alcune ovvie (per il metodo) precisazioni, vuoi per il linguaggio astruso e inutilmente accademico, ecco che le scale modali acquistano il fascino dell’ignoto. Così l’innocua frase Dorica di Do può dar luogo ad improvvisi attacchi di panico.
Vediamo se riusciamo a portare un raggio di sole su questo argomento.

Ogni nota della scala (o di una melodia) è sentita in relazione al più importante tono della scala: la nota di tonica o radice (root). Tale nota rappresenterà il centro tonale della melodia, il suo polo magnetico.

Quando si suona una scala dalla radice all’ottava, l’orecchio organizza il suono della scala in dipendenza della nota di inizio e della risoluzione delle note all’ottava. La stessa cosa avviene quando si discende dall’ottava alla radice. Se si cambia l’altezza della nota di inizio (ad esempio da Do a Re) e si mantiene intatta la struttura degli intervalli, l’orecchio percepisce che si sta suonando la stessa scala ma a un’altezza maggiore. Conseguentemente, dal momento che non si è alterata la struttura degli intervalli (la distanza tra una nota e l’altra), si può traslare la scala verso l’alto o verso il basso e la qualità del suono della scala rimane facilmente riconoscibile. Ma se si cambia la struttura di intervalli, la scala risultante avrà una qualità di suono differente. Qui è dove entra in gioco il “modo”. Il modo consente di generare una struttura di intervalli che è differente dalla Scala Maggiore di riferimento e conseguentemente produrre un’unica qualità di suono.
I modi vengono generati prendendo una scala con inizio e fine su una nota, all’interno della scala, differente dalla nota di radice (root). Per esempio, se consideriamo la Scala Maggiore di Do (Do, Re, MI, Fa, Sol, La Si, Do), iniziando e finendo sulla nota Re, invece di Do, otteniamo: Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, Re. Stiamo ancora suonando le note della Scala Maggiore di Do, ma iniziando e finendo sulla nota Re gli intervalli saranno diversi così come il suono che ci arriverà all’orecchio come se la nota di radice fosse Re. Occorre suonare la scala diverse volte in questo modo per percepire Re come centro tonale..
Ora che il centro tonale si è stabilito come Re, arriviamo al nuovo suono della scala. La scala non suona più come Do Maggiore perché il nostro orecchio percepisce la risoluzione su Re. Se confrontiamo questa nuova scala con la scala di Re Maggiore scopriamo che essa è differente. Le note della Scala Maggiore di Re sono: Re Mi Fa# Sol La Si Do# re. La nostra nuova scala contiene invece un Fa naturale e un Do naturale (cioè senza alterazioni), che sono due suoni molto importanti nella scala. Alterando il 3° e 7° grado della scala il suono cambia drammaticamente. Questa nuova scala viene chiamata Scala Dorica. La nota di radice è Re; Dorica è la classificazione per questo nuovo suono ed il modo indica che l’inizio e la fine è su una nota diversa dalla radice della scala che l’ha generata. Invece di pensare questa nuova scala come dipendente da Do, occorre pensare a essa solo come dipendente da Re; questo farà capire più velocemente la teoria che sta dietro ai modi.

Un MODO è, quindi, semplicemente una scala derivata da altre, una scala “spostata”. Usa le stesse note della scala di riferimento ma con una tonica differente, producendo un suono e una sensazione tipica di quel modo. Conoscere la sonorità dei diversi modi è un obiettivo primario, per poterli usare consapevolmente; per scegliere, cioè, un modo per la sua specifica peculiarità di suono.

Ma da dove hanno avuto origine i modi?
Nella Grecia antica i modi prendevano il nome di armonìai, armonie; si trattava di scale discendenti alle quali veniva attribuita una denominazione etnica. Infatti ogni modo prese il nome dalla regione o dal popolo dove aveva avuto origine o dove era più popolare. Nomi che sono rimasti ancora oggi per identificare i sette modi che conosciamo.

modi

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