Nessun dorma

Puccini. Il maestro pensò musica esclusivamente per il teatro, come Chopin per il pianoforte. Molti lo hanno criticato per le opere troppo lacrimose, con personaggi femminili deboli, vittime designate fin dall’inizio delle storie, arrivando a parlare di “operette” in senso semplificativo e dispregiativo. Altri lo accusavano di aver preso ispirazione dai compositori tedeschi, altri ancora di essere troppo sentimentale. In realtà Puccini era un maestro nell’arte operistica. Basterebbe soffermarsi sulle indicazioni per musicisti e cantanti, in partitura, per comprendere quanto la sua musica fosse difficile, originale e raffinata. Basterebbe ascoltare per un attimo gli accordi iniziali dell’Aria “Nessun dorma” dalla Turandot, per comprendere il modernismo delle sue composizioni tanto che una tale progressione armonica potrebbe essere scambiata tranquillamente per un pezzo jazz d’avanguardia, romantico, tecnico, perfetto. In due battute c’è una ricercatezza melodica e armonica unica nel suo genere. Accordi raffinati, complessi e allo stesso tempo semplici come se appartenessero al cuore di ciascuno di noi. Ecco chi era Puccini: un uomo capace di guardarci l’anima.

Questo è il mio personale omaggio all’Opera che più amo e all’Aria “Nessun Dorma”.

Tutti la conosciamo, l’abbiamo canticchiata sotto la doccia. Ma qual è il suo significato e la sua storia?

Seguite questa mia originale presentazione. La descrizione è accompagnata da un arrangiamento al pianoforte e da un video entrambi realizzati da me.

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