Diavoli blu

Quando si pensa alla tristezza in musica, non può non venire alla mente (o alle orecchie) un giro di blues.
Il blues è di più di un genere musicale: è una malattia.
Di uno che sa suonare il blues non si dice “hey, quello sa suonare il blues”, si dice “ha il blues”. Ascolta il brano che consiglio alla fine… se ti vengono i brividi vuol dire che ce l’hai anche tu… e questo non dipende dalle battute, né dagli strumenti, né dagli accordi… dipende dal cuore.
Il blues è la musica che gli schiavi africani deportati nel nuovo continente cantavano nelle piantagioni di cotone. Con poche note riuscivano a esprimere tutta la loro tristezza.

Ora sono costretto a un breve approfondimento teorico che segnalo in blu così chi non è interessato può direttamente e comodamente saltare la lettura di questa parte.
Il blues è costituito essenzialmente da due elementi: una scala e una progressione di accordi.
La scala si chiama appunto “scala blues”, la quale equivale alla scala pentatonica ma con l’aggiunta di note di passaggio (le famose blue notes).
L’altro elemento è la progressione armonica: il blues è formato da dodici battute sulle quali si suonano gli accordi sulla prima, quarta e quinta nota della tonalità. Ad esempio nella tonalità di Do si suonano gli accordi di Do, Fa e Sol.
Questi tre accordi si susseguono in un ordine preciso, entro le dodici battute.
Si può memorizzare questa sequenza come una serie di numeri romani corrispondenti al posto che occupano nella scala le varie note:

I – IV – I – I
IV – IV – I – I
V – IV – I – V

Questa sequenza si può applicare in qualsiasi tonalità.
Ci sono alcune eccezioni che inseriscono delle varianti a questo schema. Ma i casi sono davvero pochi.
Un esempio è un classico giro di blues in minore dove al V grado si preferisce modulare un VI grado bemolle e sostituire il successivo IV grado con un V.

Essa si ottiene aggiungendo la quinta diminuita alla scala Pentatonica Minore o la terza minore alla Pentatonica Maggiore. Terza minore, quinta diminuita e settima minore sono le blue note, che conferiscono alla scala quel carattere distintivo del blues.

In particolare, l’intervallo di quinta diminuita (Do-Solb) che caratterizza la scala blues, viene considerato generalmente dissonante nelle armonie tradizionali e veniva definito addirittura diabolus in musica nel Medioevo (anche il blues e in seguito il jazz e il rock and roll vennero definite come musiche del diavolo alla loro comparsa).
La quarta e la quinta nota di ogni scala maggiore e/o minore vengono chiamate quarte o quinte GIUSTE, proprio per il fatto che la loro posizione non cambia se confrontiamo una scala maggiore o minore; la quarta o la quinta nota rimangono invariate. Solo sulle scale diminuite, queste due note possono variare; ecco perché se la nota in questione è più bassa di un semitono diventerà DIMINUITA E NON MINORE, oppure ECCEDENTE se viene alzata di un semitono.
La quinta diminuita veniva soprannominata in antichità “intervallo del diavolo”, per la sua tensione intrinseca, la forte instabilità, per la sua grande dissonanza. I greci lo definivano un intervallo lascivo e lussurioso, inadatto all’educazione (musicale e non) dei giovinetti ellenici, per i quali consigliavano le più “serie” quarte o quinte giuste.
La “Blue Note” per eccellenza, cioè la nota che maggiormente caratterizza la scala blues, è appunto la quinta diminuita (flat five); NON la quarta aumetata, come erroneamente riportato su alcuni testi che oserei definire blasfemi, in quanto la principale caratteristica della sonorità blues è quella di “calare”, di stonare calando (in Italia, ai primi ascolti, il Blues veniva definito “la musica stonata”!). Volendo approfondire, quella particolare stonatura, tramandataci dai primi bluesman, è una quinta calante, ottenibile solo da strumenti ad intonazione variabile, come la voce o attraverso la tecnica del “bending” o “pitch bending” (quando la corda della chitarra viene pizzicata alzandola o abbassandola in verticale sul capotasto del manico in modo da cambiarne gradualmente l’intonazione), molto usata dai primi bluesman. Per poter tradurre questo effetto sugli strumenti come il pianoforte, rigidamente legati al sistema temperato, questa stonatura è stata tradotta in “quinta diminuita”.

Probabilmente la parola “blues” è stata utilizzata per la prima volta con la frase “having a fit of the blue devils” (“avere un attacco di diavoli blu”) col significato di essere triste e depresso, come si trova nella farsa di George Colman “Blue devils, a farce in one act” (1798). Nella lingua inglese infatti il colore blu è associato alla tristezza e alla sofferenza. La prima occorrenza documentata di questo vocabolo in ambito musicale risale al 1912 quando a Memphis (Tennessee) W. C. Handy pubblicò “Memphis Blues” (ma si suppone che l’uso sia più antico).

L’evento che ha permesso al blues di diffondersi è stata l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti, nel 1865, dopo la quale molti musicisti di colore poterono portare la loro musica fuori dalle piantagioni. I primi strumenti musicali utilizzati erano l’armonica e soprattutto la cosiddetta cigar-box, sorta di chitarra rudimentale con due, tre o quattro corde tese su un manico senza tasti, la cui cassa di risonanza era spesso ricavata, per l’appunto, da una scatola di sigari e i musicisti erano soliti suonare con uno slide che altro non era che il collo di una bottiglia. Con il diffondersi del blues e dei concerti di questo genere di musica, il cigar box venne poi sostituito dalla chitarra.

Uno dei padri di questo genere è sicuramente Robert Johnson. Nacque nel 1911 sulle rive del Missisipi. Si sposò all’età di diciassette anni, ma la moglie morì di parto l’anno successivo. Dopo questo evento tragico Johnson si immerse sempre più nella musica. Johnson non era affatto un prodigio, anzi sembra che non avesse alcuna particolare dote musicale. In seguito smise il suo lavoro di contadino e prese a girovagare. Finì a Hazelhurst, Mississippi, la sua città natale, alla ricerca del vero padre, Noah Webster. Non riuscì a rintracciarlo ma trovò, invece, il suo vero mentore, uno sconosciuto bluesman di nome Ike Zinneman. Zinneman amava raccontare che aveva imparato a suonare la chitarra di notte, al cimitero, tra le tombe, tanto che alcuni lo credevano Satana. Chiunque fosse, Zinneman fu un ottimo maestro per Johnson. Dopo un anno Robert ritornò a Robinsonville dove gli altri musicisti rimasero molto stupiti del suo grande miglioramento.

Nessuno riusciva a spiegarsi come avesse potuto sviluppare una capacità così sorprendente in così poco tempo. Nacque la voce che avesse fatto un patto con il Diavolo. Molti, infatti, sostengono che Johnson si rivolse alle pratiche voodoo per ottenere ciò che voleva. Grazie, quindi, agli abbondanti margini di speculazione permessi dall’oscurità che ha avvolto e avvolge la sua vita, e al soprannaturale potere della sua musica, molti si sono chiesti se Robert Johnson non avesse davvero stretto un patto con il diavolo. In effetti ci fu sempre qualcosa di insidiosamente potente e misterioso al lavoro nei fatti della sua vita. Come se non bastasse le sue canzoni non sono per niente estranee a riferimenti satanici.

Crossroad Blues
“I went to the crossroad
fell down on my knees”
“Asked the Lord above: Have Mercy now
save poor Bob, if you please”
“Standin’ at the crossroad
I tried to flag a ride”
“Didn’t nobody seem to know me
everybody pass me by”
“The sun goin’ down, boy
dark gon’ catch me here”
[…]
“Lord, that I’m standin’ at the crossroad, babe
I believe I’m sinkin’ down”

Tanto per cominciare sembra che Johnson, seguendo la tradizione del voodoo, abbia incontrato (o invocato) il diavolo in un incrocio. Proprio questa sua canzone tra le più celebri, sembra racconti proprio di questo incontro. Il tono è oscuro, impaurito, disperato, e racconta di un uomo a un punto di non ritorno. Una delle chiavi di lettura più note è quella secondo cui si tratti di una sorta di preghiera e di richiesta di perdono al Signore per aver venduto l’anima al diavolo.
Il cadere in ginocchio (“fell down on my knees”) è un chiaro simbolo di abbandono, di assenza di aiuto; tra l’altro l’essere inginocchiati è associato alla penitenza. Il tramonto da sempre richiama alla morte, e le tenebre sono il regno del demonio. Nessuno lo vuole aiutare, e tutti lo ignorano.
E si sente annegare…

Ora ascoltiamoci uno struggente e straziante slow blues

SINCE I’VE BEEN LOVING YOU dei LED ZEPPELIN

ecco il testo

Working from seven to eleven every night,
it really makes my life a drag,
I don’t think that’s right.
I’ve really been the best,
the best of fools.
I did what I could, because I love you baby,
how I love you darlin’, how I love you baby,
my, I love you girl, little girl.
But baby, since I’ve been lovin’ you, yeah,
I’m about to lose my worried mind,
oh, yeah.
Everybody tryin’ to tell me
that you didn’t mean me no good.
I’ve been tryin’, Lord, let me tell,
let me tell I really did the best I could.
I’ve been, I’ve been working from seven
to eleven every night.
I said it kind of makes
my life a drag, drag, drag, drag,
Lord, yeah, that’s right now, now.
Since I’ve been lovin’ you,
I’m about to lose my worried mind.
Said I been cryin’, yeah,
whoa, my tears they felt like rain.
Don’t you hear them, don’t you hear them fallin’.
Don’t you hear, don’t you hear them fallin’.
Do you remember, Mama,
when I knocked upon your door?
I said you had the nerve to tell me
you didn’t want me no more, yeah.
Open my front door,
hear my back door slam.
You know I must have one of them new fangled,
new fangled back door man,
yeah, yeah, yeah, yeah, yeah.
I’ve been working from seven, seven, seven
to eleven every night.
It kinda makes my life a drag, a drag, drag.
Ah yeah, it makes a drag.
Baby, since I’ve been lovin’ you,
I’m about to lose, I’m about to lose,
lose my worried mind.
And just one more, just one more,
oh yeah, since I’ve been lovin’,
I’m gonna lose my worried mind.
I’m gonna lose my worried mind.

ecco la traduzione

Lavorare dalle sette alle undici tutte le sere
Rende la mia vita pesante davvero
Non penso che sia giusto
Sono stato pazzo, veramente, come più non avrei potuto
Ho fatto quel che ho potuto, perché ti amo baby
Come ti amo, cara, come ti amo baby
Come ti amo, piccola.
Ma baby,
Da quando ti amo, sì
Sono sul punto di perdere la ragione, oh sì.
Tutti cercano di dirmi
Che non sei niente di buono per me
Ho cercato, mio Dio, lascia che ti dica
Lascia di dica: “Ho fatto davvero del mio meglio”
Ho lavorato dalle sette alle undici tutte le sere
E la mia vita si è fatta pesante
Mio Dio, sai che non è giusto
Da quando ti amo
Sono sul punto di perdere la ragione.
Ho pianto
Le mie lacrime cadevano come pioggia
Non le senti, non le senti cadere?
Non le senti, non le senti cadere?
Ti ricordi, amore,
Quando ho bussato alla tua porta?
Ti avevo detto di avere il coraggio di dirmi
Che non mi volevi più
Apro la porta per sentire quella di dietro che sbatte
Si vede che hai uno di quei nuovi amanti
Nuovi amanti che si usano
Ho lavorato dalle sette, sette, sette
Alle undici tutte le sere
La mia vita si è fatta pesante, pesante, pesante.
Baby
Da quando ti amo
Sono sul punto, sul punto di perdere la ragione, perdere la ragione
E solo una volta. Solo una volta
Da quando ti amo
Sono sul punto di perdere la ragione.

 

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