Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente

 

 

 

Ho pianto le mie prime lacrime per una ragazza, sulle canzoni di Kurt. Ho sognato anch’io di suonare in un gruppo grazie alla sua figura e alla sua musica. Ho imbracciato la prima chitarra e composto la mia prima canzone ispirandomi alle sue liriche. Per tutti questi motivi questo ebook non può che essere sentito, da me, in modo speciale.

Il 5 aprile del 1994, Kurt Cobain si sparava un colpo di fucile in faccia, nel garage della villa di Seattle. Una data che ha messo fine a una vita ormai governata dal dolore, dalla depressione, dalla ricerca di uno stordimento mentale e fisico, di un ottundimento sensoriale che lo liberasse dalle sofferenze come dalle passioni di cui non riusciva più a godere. Kurt scopre che le droghe possono anestetizzarlo e sottrarlo al peso della realtà. Prova qualsiasi cosa: dal percodan all’eroina arrivando anche a sorseggiare un mix di sciroppo per la tosse a base di codeina e un quarto di Jack Daniel’s al giorno. Kurt Cobain è stato un musicista, forse uno degli ultimi per il quale si possa spendere la definizione abusata di genio. Ha inventato suoni che prima non esistevano. E qualunque anima raminga si imbatta nella sua chitarra o nella sua voce graffiata si troverà a pensare: eccomi a casa. Aveva ventisette anni, quando scrisse la sua ultima lettera. Ventisette anni, una moglie e una figlia amatissime, eppure indirizzò la missiva a Boddah, l’amico immaginario (l’unico capace di rimanergli accanto anche nei momenti più difficili) che aveva riempito la sua infanzia solitaria di figlio di divorziati. Nel messaggio di congedo gli rivelò di non riuscire più a provare nessuna emozione. E di amare troppo il genere umano, tanto da sentirsi «fottutamente triste». Succede agli spiriti esageratamente sensibili che raggiungono vibrazioni d’amore così alte da risultare insostenibili. Ci ha provato Kurt a liberarsi da tutte le sofferenze, da tutte le paure, da tutte le paranoie, immergendosi completamente nella musica che vedeva come il suo personale Nirvana (letteralmente il termine deriva dal sanscrito e significa “cessazione del soffio o libertà dal desiderio”. Una sorta di Paradiso, secondo il Buddismo. Il Nirvana è la felicità immensa raggiungibile solamente con l’annientamento dell’io, il raggiungimento di uno stato a cui l’uomo può aspirare solo attraverso la meditazione. Secondo la tradizione buddhista: quando un uomo raggiunge questo stato, si libera delle sofferenze e dei problemi. Un Paradiso che si trasformerà, però, in Inferno. Della sua lettera di addio, si cita sempre la penultima frase. Là dove Cobain riprende il verso di una canzone di Neil Young, My My, Hey Hey (Out of the Blue): “It’s better to burn out than to fade away” (È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente). L’uso da parte di Cobain di quel testo ebbe un profondo impatto su Young, che dedicò parte dell’album Sleeps with Angels alla memoria del cantante dei Nirvana. La lettera citava anche il cantante dei Queen, Freddie Mercury, cui Cobain invidiava la passione per il suo lavoro e per il suo pubblico, che sembrava non essere cambiato per tutta la sua carriera. Bellissime alcune delle ultime e sottaciute parole: peace, love, Empathy – pace, amore, Empatia – l’ultima delle quali sottolineata e in maiuscolo. Ecco riportato il testo in lingua originale e la traduzione della lettera che Cobain scrisse prima di spararsi:

To Boddah pronounced (in italiano: “A Boddah”)

« Speaking from the tongue of an experienced simpleton who obviously would rather be an emasculated, infantile complain-ee. This note should be pretty easy to understand. All the warnings from the punk rock 101 courses over the years, since my first introduction to the, shall we say, the ethics involved with independence and the embracement of your community has proven to be very true. I haven’t felt the excitement of listening to as well as creating music along with reading and writing for too many years now. I feel guilty beyond words about these things. For example when we’re backstage and the lights go out and the manic roar of the crowd begins, it doesn’t affect me the way in which it did for Freddie Mercury, who seem to love, relish in the love and adoration from the crowd, which is something I totally admire and envy. The fact is, I can’t fool you, any one of you. It simply isn’t fair to you or me. The worst crime I can think of would be to rip people off by faking it and pretending as if I’m having 100% fun. Sometimes I feel as if I should have a punch-in time clock before I walk out on stage. I’ve tried everything within my power to appreciate it (and I do, God believe me I do, but it’s not enough). I appreciate the fact that I and we have affected and entertained a lot of people. I must be one of those narcissists who only appreciate things when they’re gone. I’m too sensitive. I need to be slightly numb in order to regain the enthusiasm I once had as a child. On our last 3 tours, I’ve had a much better appreciation for all the people I’ve known personally and as fans of our music, but I still can’t get over the frustration, the guilt and empathy I have for everyone. There’s good in all of us and I think I simply love people too much, so much that it makes me feel too fucking sad. The sad little sensitive, unappreciative, pisces, Jesus man! Why don’t you just enjoy it? I don’t know. I have a goddess of a wife who sweats ambition and empathy and a daughter who reminds me too much of what I used to be, full of love and joy. Kissing every person she meets because everyone is good and will do her no harm. And that terrifies me to the point where I can barely function. I can’t stand the thought of Frances becoming the miserable, self-destructive, death rocker that I’ve become. I have it good, very good, and I’m grateful, but since the age of seven, I’ve become hateful towards all humans in general. Only because it seems so easy for people to get along and have empathy. Only because I love and feel sorry for people too much I guess. Thank you all from the pit of my burning, nauseous stomach for your letters and concern during the past years. I’m too much of an erratic, moody, baby! I don’t have the passion anymore, and so remember, it’s better to burn out then to fade away. Peace, love, Empathy. Kurt Cobain. Frances and Courtney, I’ll be at your altar. Please keep going Courtney, for Frances. For her life will be so much happier without me. I LOVE YOU. I LOVE YOU. » « Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza). Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fans della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia. Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Pace, amore, Empatia. Kurt Cobain. Frances e Courtney, io sarò al vostro altare. Ti prego Courtney continua così, per Frances. Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me. VI AMO. VI AMO. »

Il colpo di fucile con cui il frontman dei Nirvana ha deciso di cancellare i propri tormenti non si è portato via soltanto la voce, straziata e straziante, di album indimenticabili e ormai immortali della storia del rock; perché prima di non vedere altra soluzione se non quella della morte, Kurt Cobain è stato tanto altro. È stato un bambino allegro e spontaneo, irresistibile nel suo entusiasmo, presto fiaccato dal desiderio inesaudibile di una famiglia unita e felice; un adolescente complicato, sempre fuori posto, vessato dai compagni di scuola, determinato nei suoi progetti di fuga da una provincia popolata solo da “idioti, cavernicoli e taglialegna”; un ragazzo curioso, affamato di esperienze. Nei cui occhi la scoperta liberatoria del Punk ha saputo far brillare una fiamma, che non avrebbe mai potuto spegnersi lentamente, ma solo bruciare in un istante che al mondo è sembrato meraviglioso e irripetibile.

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