Rach 3

Prima del film Shine non avevo mai ascoltato Rachmaninoff né, tantomeno, il suo concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Re minore op. 30. Nel film la composizione viene quasi mitizzata tanto da essere definita con il nome secco, impetuoso e inquietante di Rach 3, dicitura che non è mai stata diffusa in Europa e che è divenuta popolare solo dopo il successo del film.

La storia narrata nel film è uno strano duello a distanza: il pianista Helfgott contro il compositore Rachmaninoff e il suo concerto, la meta ambita, il brano che tutti i maestri di pianoforte gli sconsigliano, è quello che lui decide di presentare come saggio di perfezionamento a Londra.
Rach 3 è il concerto “più difficile del mondo”, “tremendamente veloce, con più note per secondo di qualunque altro brano”. Rach 3 è anche la causa di guai seri per David Helfgott che, dopo averlo eseguito, ha il crollo psicofisico che lo terrà nella “nebbia”, per più di dieci anni in ospedali psichiatrici. Ma è sempre grazie alla musica e al Rach 3 che Helfgott riuscirà a riemergere, per poi trovare una vita normale.

Basta ascoltare le parole che il professore riserverà al protagonista del film nel momento che quest’ultimo esprime la volontà ferma di volersi cimentare nell’esecuzione del brano:

“Rachmaninoff, ma sei sicuro?
Nessuno è così pazzo da affrontare il Rach 3.
Ma se vuoi farlo devi pensare a due distinte melodie che lottano per la supremazia.
Le mani, come due giganti… ognuna con dieci dita.
L’esecuzione è un rischio, niente rete di protezione. Ci si può far male. Devi impararlo a suonare con gli occhi bendati.”

Appena il film è terminato sono corso subito a informarmi. Mi sono chiesto: ma sarà davvero così terribile questo pezzo?
Ho scoperto così che è uno dei più amati ed eseguiti concerti del repertorio per pianoforte e orchestra. Deve una parte della sua fama alla sua grande difficoltà esecutiva, in quanto richiede al solista una solidissima tecnica virtuosistica e molta resistenza. Infatti, sebbene i singoli episodi pianistici, pur mediamente molto impegnativi, non raggiungano singole vette di insostenibile difficoltà tecnica, la loro somma, nell’insieme, la costante e quasi ininterrotta presenza del pianoforte, la sua spiccata evidenza rispetto alla tessitura orchestrale e la notevole lunghezza, ne fanno nel complesso uno dei più impegnativi concerti dell’intero repertorio pianistico. Probabilmente il più difficile del repertorio correntemente eseguito, assieme al celebre concerto n. 2 di Brahms ed al concerto n. 2 di Sergej Prokof’ev. La sua diffusa fama di pezzo più difficile mai scritto, cui ha largamente contribuito il suddetto film, pertanto, non è usurpata.
Il concerto Rach 3 è quindi sia un usuale e agognato banco di prova dei giovani aspiranti virtuosi, sia un cavallo di battaglia di affermatissimi pianisti del passato e del presente, uno su tutti: Vladimir Horowitz, che ne sancì la fama negli anni trenta.
La migliore esecuzione in assoluto è proprio la sua, con la London Symphony Orchestra diretta da Albert Coates, nel 1930.
Rachmaninoff stesso su questa interpretazione si espresse così: “Questo è il modo che ho sempre sognato si eseguisse il mio concerto, ma non mi aspettavo di sentirlo eseguito sulla Terra.”

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