Bizzarria spaziale?

Space Oddity
Uno dei brani che più mi fanno sognare. Il brano, che si potrebbe tradurre come “Bizzarria (o stranezza) spaziale”, è del 1968, lo stesso anno del famoso viaggio dell’Apollo 11 sulla Luna, cosa che ha fatto credere a molti critici e giornalisti che l’ambientazione spaziale della canzone fosse derivata proprio da quell’avvenimento. Tuttavia non fu così.

“In Inghilterra hanno sempre pensato che avessi scritto il pezzo ispirandomi all’atterraggio spaziale, proprio perché l’argomento era particolarmente di attualità in quel periodo. Ma in realtà non era vero. Scrissi il pezzo dopo aver visto “2001 Odissea nello spazio”, un film che trovai meraviglioso. Fui davvero colpito quando lo vidi, fu proprio una rivelazione per me. Da lì la canzone fluì.”
Parola del Duca Bianco, David Bowie.

Protagonista del brano è il Maggiore Tom, astronauta immaginario, in partenza per il suo viaggio spaziale. La canzone inizia proprio con un dialogo fra il Maggiore e il Centro di Controllo.

Centro di Controllo a Maggiore Tom, Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco. Centro di Controllo a Maggiore Tom comincia il conto alla rovescia, accendere i motori, controllare l’accensione e che Dio ti assista.

Come sottofondo a questo dialogo sentiamo un conto alla rovescia che, giunto a zero, comunica il via libera per la partenza. Dopo una serie di suoni e rumori dissonanti la canzone esplode, a comunicare il senso della partenza andata a buon fine e di un’avventura che inizia. Adesso è l’intera band a sostenere ritmicamente Bowie, il volo è perfettamente riuscito:

Qui è il Centro di Controllo
a Maggiore Tom,
Ce l’hai proprio fatta!
I giornali adesso vogliono sapere per che squadra tifi!

Una frase emblematica… la gente si interessa delle cose frivole, pone attenzione alla notorietà di un personaggio disinteressandosi della sua vicenda personale, della sua persona, del suo stato d’animo.

Poco dopo Tom esce dalla capsula e inizia a galleggiare nello spazio:

Sto uscendo dalla porta
E sto fluttuando nello spazio
in un modo davvero singolare
E le stelle hanno un aspetto molto diverso oggi.

Perché qui
Sono seduto su un barattolo di latta [la sua astronave],
Lontano, sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu (inteso come triste in perfetta tradizione blues)
E non c’è niente che io possa fare

Il Maggiore Tom guarda la Terra e le stelle da una diversa prospettiva, e l’immensa distanza lo fa sentire impotente: non c’è niente che Tom possa fare per il mondo. Poco dopo si consuma la tragedia:

Centro di Controllo a Maggiore Tom
Il tuo circuito è andato,
c’è qualcosa che non va
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci, Maggiore Tom?

La Terra perde i contatti con il Maggiore, il circuito va in avaria. Tom è condannato a vagare nello spazio, totalmente solo, con una profonda sensazione di impotenza:

Sono qui che galleggio
attorno al mio barattolo di latta.
Lontano, sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare.

Il mondo al Maggiore Tom è un mondo nei confronti del quale non solo si sente ben poca cosa, ma su cui crede sia impossibile incidere: “Non c’è niente che io possa fare per il mondo…”

Questo viaggio immaginario raccontato in note da Bowie è davvero solo una bizzarria spaziale? Io non credo… penso che rifletta lo stato d’animo intimo e personale vissuto da Bowie in quegli anni. Uno stato d’animo che lo ha accompagnato e lo accompagna ancora. Un’introspezione che solo le persone con una spiccata sensibilità riescono e possono fare.
Pochi capiranno il senso profondo delle sue parole, delle sue immagini. Ma sono sicuro che per quelle poche, questa canzone occuperà sempre uno spazio importante nel proprio cuore. Per sempre.

Questa la mia personale interpretazione al pianoforte.

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